Comunità islamica in protesta, il comitato 'No moschea': "Non esiste un problema di culto"

Il presidente del comitato e consigliere comunale, Manuel Laurora, sul sit in programma sabato sotto il Comune: "Eccessivo organizzare una manifestazione del genere"

Laurora durante una raccolta firme contro la realizzazione della moschea

Il presidente del comitato 'No Moschea' e consigliere comunale del gruppo misto, Manuel Laurora, interviene sull'iniziativa che la comunità islamica ha indetto per sabato 13 luglio, con un sit in di protesta di fronte al Comune di Pisa per "difendere il diritto a costruire un luogo di culto idoneo".

"Leggo con stupore - scrive in una nota Laurora - le dichiarazioni del rappresentante della comunità islamica. A Pisa la libertà di culto è sempre esistita e nessuno l'ha mai messa in discussione, infatti in città insistono due 'luoghi' islamici presenti da anni. Organizzare una manifestazione sotto le finestre del sindaco a favore della costruzione di Porta a Lucca (grande moschea da 800 posti con minareto e cosiddetta 'scuola coranica'), che come evidenziato dai tecnici ha delle questioni in essere da risolvere (inclusa la riproposizione di un progetto o nuova area da sottoporre al vaglio dell'amministrazione), mi pare veramente eccessivo".

Nel mirino di Laurora anche le dichiarazioni rilasciate dall'imam di Pisa, Mohammad Khalil, che, dopo la notizia del diniego del comune di Pisa al rilascio del permesso a costruire, aveva affermato: "Finora abbiamo convinto le comunità nazionali a rimanere unite, con funzioni in italiano. Ma a forza di aspettare e trovare ostacoli per la moschea stiamo anche perdendo credibilità. Ad un certo punto se vorranno costituire dei loro gruppi, sedi e luoghi di preghiera, non ci opporremo, anzi li aiuteremo. Sono 27 paesi. Non ci sono alternative, se questo è il controllo e l'integrazione che vuole l'amministrazione, basta con il silenzio".

"Cosa si vuol fare intendere con ciò - si chiede Laurora - che forse potrebbero esserci sul territorio comunale pisano non due, come oggi, 'luoghi' islamici conosciuti, ma altri, fino ad addirittura 27 'moschee', sparse per la città e non autorizzate, e quindi, di fatto, abusive? Spero vogliano chiarire bene, non credo sia davvero questo il modo per stabilire un maggiore dialogo istituzionale. Ci sono norme, leggi, regolamenti e statuti che vanno rispettate. E ricordo comunque l'articolo 8 della Costituzione italiana, oltre al primo comma: 'Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze'". 

"Forse - conclude Laurora - sarà il caso, da parte delle comunità islamiche, di avere a livello nazionale, dichiarazioni, atti e fatti che non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano, oltre a vere e proprie intese".

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