Giovedì, 18 Luglio 2024

La rabbia degli studenti scende in piazza: "Di scuola (lavoro) non si può morire"

In 400 a Pisa per la mobilitazione studentesca (nazionale) contro il modello di scuola attuale. Tante le rivendicazioni, ma nel mirino soprattutto l'alternanza scuola-lavoro, durante la quale recentemente sono morti due studenti

Erano circa 400 gli studenti e le studentesse scesi in piazza stamattina, venerdì 18 gennaio, anche a Pisa, come in tutta Italia, per protestare contro l'attuale modello scolastico. Edilizia, didattica, lezioni troppo spesso considerate puramente nozionistiche. Al centro però la critica al sistema dell'alternanza scuola-scuola (PCTO). Sono recenti le morti di Lorenzo e Giuseppe, entrambi deceduti, giovanissimi, durante gli stage formativi previsti dall'alternanza. "Non è ammissibile - dice lo studente Samuele Badalassi - che due ragazzi della nostra età possano morire mentre svolgono un'attività obbligatoria per l'accesso all'esame di stato. Si tratta di un'esperienza che ci insegna soltanto a lavorare senza diritti e senza tutele, precari, senza una paga. E questa è la rabbia che scatena". Il corteo, partito da piazza XX Settembre, ha attraversato Corso Italia e via Benedetto Croce per arrivare alla Prefettura e di fronte all'Inail. Qui la rabbia è esplosa. L'edificio è stato bersagliato da gavettoni contenente liquido colorato. Sopra, sui muri, una scritta: "Di scuola (lavoro) non si può morire". "L'alternanza scuola lavoro - sottolinea lo studente Edoardo Antoni - serve soltanto a trasformare la scuola in azienda. Facciamo delle attività banali e monotone, svolte a favore dei datori di lavoro, ma che dietro non hanno alcun percorso formativo". Tante le rivendicazioni portate in piazza. "Continuremo a criticare - dice la studentessa Dina Corradini - l'attuale modello didattico, che si sviluppa in maniera frontale e con valutazioni che servono solo a generare ansia e stress". Altro tema, l'edilizia scolastica cittadina. "Vogliamo soluzioni reali e permanenti per le nostre scuole. Invece l'unica proposta sono i prefabbricati con materiali a scadenza, pensati per essere temporanei ma che invece rimangono per anni e rischiamo di caderci sopra la testa", dice Pablo Giodano. Conclusione in Piazza Martiri della Libertà. 

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