Occupazioni scuole, gli studenti: "Scendiamo in piazza, facciamoci sentire insieme"

Dopo le occupazioni di gennaio, le Scuole in Rivolta rilanciano la protesta e spiegano le loro ragioni

Un venerdì 14 febbraio di protesta quello che sta per arrivare. Gli studenti pisani, dopo l'ondata di occupazioni di gennaio, si ritroveranno di nuovo in piazza per manifestare dissenso contro edilizia scolastica decadente e un sistema scolastico che, secondo i giovani, non funziona.

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"Nel corso dell'ultimo mese gli studenti di Pisa e dintorni hanno occupato dieci istituti: nessuno però sembra aver compreso a fondo la causa di tale gesto. Molti giudicano superficialmente l'accaduto facendo caso solo ai danni materiali delle strutture, a un'eventuale disorganizzazione degli studenti e a quelle che sono le notizie diffamanti e che contribuiscono alla demonizzazione dell'evento - si legge in una nota firmata dalle Scuole in Rivolta - non è possibile avere un'opinione in merito alle 'occupazioni pisane' se non ne si ha una visione d'insieme; teniamo perciò a chiarire, una volta per tutte, le motivazioni degli studenti".

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La prima, fra le cause principali della protesta, è l'edilizia scolastica, il problema più tangibile nella maggioranza delle scuole pisane. Il caso più eclatante è il Complesso Marchesi, una scuola che è stata costruita con materiali a scadenza (35 anni) e dove da 13 anni gli studenti frequentano un istituto fatiscente, una scuola con infiltrazioni di acqua in più classi e sulle prese elettriche, una scuola dove la salute è tutt'altro che tutelata. Tutto ciò va a infrangere l'art. 32 della Costituzione che citiamo: 'la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività', la nostra vita e la nostra sicurezza non possono essere affidate alla fortuna, ma devono essere un diritto". "Tuttavia l'edilizia non è l'unica motivazione - proseguono gli studenti - accodato vediamo un sistema scolastico mutilato da anni, a partire dal 2008 con la riforma Gelmini che prevede le prove invalsi, passando dalla Buona Scuola di Renzi, con l'alternanza scuola-lavoro e la figura del preside che diventa sempre più quella di un dirigente aziendale, fino ad arrivare al decreto sicurezza. Tutto questo ha contribuito a svilire un'istituzione già in ginocchio che ha perso di dignità e valore e che ogni anno subisce nuovi e ingenti tagli e che anche quest'anno vedrà sottrarsi 1,8 miliardi. Questa situazione ha danneggiato la scuola come i suoi studenti che sono ridotti a numeri e crocette (prove invalsi), manodopera gratuita per le aziende (alternanza scuola-lavoro) e a macchine di produzione per una scuola che punta più al decoro, al guadagno e al consumo che all'istruzione degli studenti. Non sorprendiamoci se i ragazzi non credono più nelle istituzioni: l'oggettivazione della persona porta all'alienazione, al sentirsi un semplice ingranaggio in un ambiente in cui dovresti essere protagonista. L'alienazione porta a impotenza e questa al nichilismo nella sua peggiore forma".

"Chi ha causato danni ne è la prima vittima - sottolineano - con questo non condividiamo quel tipo di azioni, ma ci poniamo più domande di chi li giudica. Chi agisce in questo modo ha perso fiducia sia nelle istituzioni sia in una protesta, nella speranza che quella che ormai è considerata 'normalità' possa cambiare. Dentro le occupazioni qualcosa è cambiato, ci siamo sentiti per la prima volta non solo parte ma protagonisti del nostro spazio e questo ci ha dimostrato che è possibile viverlo in maniera alternativa. Non lasciati soli in un mondo fatto di righe e quadretti, abbiamo avuto carta bianca per fare ciò di cui avevamo più bisogno: creare una socialità fatta di aggregazione e di organizzazione dove non siamo più solo studenti ma individui. Abbiamo dimostrato che è possibile fare fronte comune contro una scuola satura di sfiducia e indifferenza e contro una società disinteressata e passiva. Non siamo i 'vandali' come ci avete più volte dipinti: abbiamo due occhi e una bocca per guardarvi e parlarvi, fate altrettanto. Cercate di capire chi crede che questa situazione degradante possa cambiare, cercate anche di capire, ma non giustificare, anche chi non crede più in nulla e che agisce nella violenza e nel nichilismo".

Da qui l'appuntamento per venerdì 14 febbraio: "L'edilizia scolastica e il sistema scolastico colpiscono studenti, professori, genitori e dirigenti. Siamo sulla stessa barca, facciamoci sentire insieme".

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