Cronaca

Provincia, caso 'derivati', la RSU: "Ma chi sbaglia paga?"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

A seguito della vicenda "derivati", che ha visto l'Ente soccombere nel giudizio promosso contro Dexia Crediop, le sigle Sindacali Aziendali della Provincia di Pisa ritengono doveroso intervenire perchè preoccupate delle ricadute negative che inevitabilmente coinvolgeranno il cittadino, i servizi erogati e i dipendenti.
I derivati sono sostanzialmente un contratto di "scommessa", lecita e autorizzata, ma pur sempre una scommessa. La banca che offre la negoziazione di derivati sarebbe il "banco" o comunque l'organizzatore della scommessa, mentre il cliente che sottoscrive un derivato rappresenta lo scommettitore che decide di "puntare" su un certo risultato, ad esempio sull'andamento della quotazione di titoli, tassi d'interesse, valute, merci, ecc.
La Provincia di Pisa ha creduto di attuare una tecnica di ingegneria finanziaria e creativa, acquistando prodotti fmanziari di particolare rischio soprattutto quelli "confezionati su misura", gli swap.

Secondo quanto precisato dalle sentenze intervenute, gli scommettitori che ricorrono all'utilizzo di tali strumenti finanziari devono essere in grado, entrambi, di stabilire o conoscere le probabilità di "vincita" della scommessa. Pertanto gli scommettitori devono essere "operatori qualificati" in quanto la mancata
conoscenza di elementi informativi degli "scenari probabilistici", da parte di uno dei contraenti, comporta la nullità del contratto.
La Provincia di Pisa attraverso il Direttore Generale Giuliano Palagi, mosso a suo dire, "a tutela dell'interesse pubblico", ha proceduto contro la Banca con la quale aveva sottoscritto i contratti accusandola di aver taciuto alcuni costi ritenuti impliciti, ma la sentenza del Consiglio di Stato prima e quella della Cassazione dopo, hanno dato definitivamente torto alla Provincia, ritenendo che un ente pubblico, quando firma un contratto derivato, non può essere inconsapevole perché dotato delle necessarie professionalità interne spesso assistite anche da ulteriori consulenti tecnici e legali. La Provincia, nel caso, è quindi considerata un operatore qualificato.

I contratti sottoscritti fanno riferimento al diritto inglese, ma sono tradotti correntemente in italiano e quindi, i vertici della Provincia, non hanno potuto imputare neanche ad una eYentuale ignoranza della lingua le presumibili dannose conseguenze dei termini contrattuali sottoscritti. Ci domandiamo quindi quali siano state le "incomprensioni" in cui è incappato chi ha condotto tutta questa azione, sia la stipula dei derivati, che la successiva costosa azione legale intrapresa.
Considerato che l'operazione è stata effettuata con i soldi dei cittadini, ci chiediamo inoltre se questi responsabili saranno "rimossi", se "pagheranno" i costi economici e le spese di giudizio che ne sono derivate, e soprattutto ci chiediamo come possano, in un recente passato, esser stati beneficiati con "premi" non precisati ma verosimilmente lauti per gratificare, come decretato dal Presidente Pieroni, "l'altissimo impegno con contributo prezioso di organizzazione e di impulso all'operato dell 'Amministrazione".

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