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Donna e cura del corpo alla Leopolda: "Perchè concedere il patrocinio?"

Serena Leoni di 'Una città in comune' sottolinea il messaggio negativo veicolato dall'evento in programma alla Stazione Leopolda e si chiede perchè Comune e Provincia abbiano concesso il patrocinio ad una manifestazione puramente commerciale

Un modello di femminilità avvilente, che per secoli ha incatenato la realizzazione personale femminile al soddisfacimento dei bisogni sessuali dei partner. Questo il fulcro secondo Serena Leoni di 'Una città in comune' della manifestazione 'Quello che le donne vogliono', l'evento dedicato al mondo della cura del corpo, in programma alla Stazione Leopolda dal 4 al 6 aprile.

"Nessuna preclusione per i mercati e le fiere dedicati ai prodotti di bellezza e al benessere - chiarisce subito Leoni - la cura del corpo e la vanità personale fanno parte dell’esperienza di vita di tutti e per molti costituiscono uno svago e una gioia. Peccato però che questo evento proponga per l’ennesima volta, con un titolo francamente imbarazzante, un’immagine stereotipata della donna, quasi che la realizzazione dei desideri femminili debba passare esclusivamente attraverso la cura del corpo e dell’estetica".

Ma ciò che appare ancor più da condannare per l'esponente della lista civica è rappresentato dal patrocinio concesso dal Comune e dalla Provincia di Pisa ad un evento commerciale. "Un evento che oltretutto non si limita a vendere una merce, ma propone alle donne un’immagine di realizzazione fondata in primo luogo sulla bellezza e su canoni estetici inarrivabili e pertanto frustranti - afferma Leoni - di fronte ad una scelta di patrocinio, che non esitiamo a definire sciagurata, ci sembra utile ricordare alcuni dati sulla condizione femminile oggi in Italia. Disoccupazione e sotto-occupazione, stipendi più bassi dei colleghi uomini, nonostante una migliore prestazione negli studi, enormi difficoltà nella conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro, anche a causa delle croniche carenze dei servizi del nostro paese e di un affidamento pressoché esclusivo del lavoro di cura dei bambini e dei parenti non autosufficienti, oltre che del lavoro domestico. E ancora - prosegue - donne che non vengono assunte per paura che facciano figli, e donne che firmano lettere di dimissioni in bianco da rendere effettive in caso di intervenuta maternità. Donne uccise per mano di ex amanti, mariti, pretendenti respinti (quasi 130 lo scorso anno) perché hanno osato allontanarsi dal loro possesso. Donne senza diritti, donne con molti doveri. Donne spesso prive dei mezzi economici per accedere a ciò vorrebbero fare".

"Quale ideale di parità tra i generi promuovono il Comune e la Provincia concedendo il Patrocinio a una simile manifestazione? - si chiede ancora l'esponente di 'Una città in comune' - Quale cultura credono di difendere, sostenendo un evento che veicola esattamente la stessa immagine di donna promossa da vent’anni di berlusconismo, con la donna ridotta all’immagine televisiva di un corpo perfetto? Meglio farebbero Provincia e Comune a ritirare il patrocinio e lasciare alla sola azienda di marketing la responsabilità dei messaggi che veicola".

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