Raccolta rifiuti senza protezioni: "Si ritirino i provvedimenti disciplinari a chi si è rifiutato di lavorare"

Usb si mobilita per il caso che coinvolge i dipendenti Ati: "Grave e ingiusta l'accusa di interruzione di pubblico servizio"

La protesta del 19 marzo scorso

Le proteste dei giorni scorsi degli operatori della raccolta differenziata, sfociate nell'astensione dal lavoro per la denunciata assenza delle condizioni di sicurezza sanitaria per il Covid-19, hanno portato a provvedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti. E' quanto denunciano sindacati e forze politiche, che chiedono il ritiro delle procedure sanzionatorie.

"Abbiamo più volte inviato - scrive in una nota l'Unione Sindacale di Base - alle aziende locali che si occupano della raccolta differenziata, Ati compresa, un
vademecum sulle protezioni individuali da fornire ai lavoratori e sulle procedure da applicare. A fronte del mancato adempimento delle regole previste i lavoratori dell'azienda Ati il 23 marzo si sono fermati, nell'attesa che l'azienda fornisse loro i DPI previsti. In questi giorni gli stessi lavoratori si sono visti recapitare dall'azienda un provvedimento disciplinare, grave e accusatorio, di interruzione di pubblico servizio. E' dunque questa la risposta di chi dirige un servizio pubblico essenziale a fronte del fatto che, legittimamente, i lavoratori si sono rifiutati di mettere a rischio la loro salute e quella dell'intera comunità, seguendo le prescrizioni governative che indicano come unica soluzione al dilagare del virus la diffusione del contagio attraverso precise prescrizioni".

"E' diritto del lavoratore - insiste il sindacato - sospendere immediatamente la prestazione a fronte di grave e imminente pericolo per la propria integrità fisica. Considerata la 'drammaticità' del rischio attuale di contagio da Coronavirus, sulla base delle direttive, l’azienda è tenuta all'adozione delle misure di prevenzione-protezione 'minime' rispetto al rischio di contagio sia tra lavoratori, da 'materiale infetto' e verso la comunità tutta. Usb è costretta a ribadire quanto già ampiamente comunicato sottolineando che i lavoratori sono stati costretti a fermarsi per tutelare se stessi e la collettività, perché qui è in gioco la salute pubblica. Se l’Ati non ritirerà immediatamente i provvedimenti disciplinari ci riserviamo di promuovere nuove iniziative di lotta, di cui l’Azienda si assumerà la responsabilità di fronte al Committente, ai Comuni interessati, ma soprattutto di fronte ai cittadini".

Sul caso interviene anche Diritti in Comune: "L'inadeguatezza e, in alcuni casi, addirittura l'assenza dei dispositivi di protezione individuale, ha portato nelle scorse settimane gli operai di Ati, la cooperativa che gestisce in subappalto la raccolta dei rifiuti porta a porta nel nostro territorio, al pari di quelli di Geofor, a denunciare la mancanza di tutele per loro stessi e, di conseguenza, per i cittadini. Gli operai, più che legittimamente, chiedevano di poter svolgere il proprio lavoro in condizioni di sicurezza, in questa fase così critica a causa della diffusione del Covid-19. Riteniamo vergognose le sanzioni che i lavoratori si sono viste comminare da parte dell'azienda e chiediamo che Ati proceda immediatamente al loro ritiro. Al contempo non è pensabile che Geofor, che è la stazione appaltante, se ne lavi le mani. Chiediamo quindi alla società e ai suoi soci pubblici di intervenire".

Potere al Popolo Pisa: "Chiediamo il ritiro immediato dei provvedimenti disciplinari di Ati contro i lavoratori dell’igiene ambientale che si sono rifiutati di andare al lavoro senza Dispositivi Individuali di Sicurezza. In questo periodo di quarantena forzata ovunque si posi lo sguardo si vedono elogi sperticati agli 'eroi' che quotidianamente sono in prima linea, operando ogni giorno proprio per permettere a noi tutti di 'restare a casa'. Ci sono i medici, gli infermieri ma ci sono anche tutti quelli di cui forse in questo momento ci siamo dimenticati troppo facilmente".

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