Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Rapina far-west a portavalori sulla A12 a Fauglia: sgominata banda di professionisti

Sono 8 gli arresti eseguiti la mattina di mercoledì 30 agosto dalla Polizia in provincia di Foggia. Nell'assalto fallito del settembre 2016 i malviventi bloccarono l'autostrada e spararono con mitragliatrici

Hanno trasformato l'autostrada in uno scenario di guerra per rubare circa 6 milioni di euro. Quel colpo fallì e stamani, mercoledì 30 agosto, sono stati arrestati in 8 dalla Polizia, con la disposizione della misura cautelare in carcere. L'assalto a due portavalori blindati della BTV Mondialpol fu eseguito il 30 settembre 2016 sulla A12, all'altezza di Fauglia. Gli uomini finiti in manette sono tutti originari di Cerignola, provincia di Foggia, luogo dove è stata eseguita l'operazione di cattura con circa 200 agenti impiegati.

Gli arrestati sono Antonio Braschi (39 anni), Cosimo Attila Cirulli (27 anni), Pasquale Matera (40 anni), Gennaro Lorusso (39 anni), Damiano Carlucci (46 anni), Pasquale Saracino (43 anni), Giuseppe Stefanelli (34 anni), Matteo Lagrasta (43 anni). Fra i reati contestati quelli di rapina aggravata e tentata, detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo e da guerra, ricettazione. A presentare l'importante risultato sono stati il Procuratore capo di Pisa Alessandro Crini, la dirigente della Squadra Mobile di Pisa Rita Sverdigliozzi, il dirigente della Squadra Mobile di Firenze Giacinto Profazio ed il dirigente della 2° Divisione del Servizio Centrale Operativo di Roma Alfredo Fabbrocini.

L'assalto in autostrada

A colpire gli inquirenti è stata la preparazione meticolosa del colpo e l'elevata pericolosità della condotta per l'incolumità persone. L'azione è partita intorno alle ore 23, nel tratto della A12 fra Rosignano e Collesalvetti. Il commando ha bloccato il traffico per circa 10 chilometri. Ha fermato gli automobilisti usando lampeggianti tipo quelli usati dalla Polizia, per poi usare le stesse auto private per formare una barriera al passaggio, intimidendo e terrorizzando i presenti. A completare il blocco chiodi a terra, una catena ed un sistema 'jammer', un inibitore di frequenze che blocca segnali radio e cellulari.

All'arrivo dei due blindati, uno con il carico e l'altro di scorta, è partito l'assalto. Numerose le scariche di mitragliatore, a cui le guardie giurate hanno risposto facendo fuoco dall'interno del mezzo. A terra si sono contati 168 bossoli. I rapinatori sono infine saliti sul tetto del furgone con i 6 milioni per aprirlo con una sega flessibile. Il tentativo è fallito per il sistema 'spuma block' presente sul mezzo, che al momento di forzature di quel tipo fa spruzzare nel mezzo una resina di poliuretano che blocca eventuali lame che cercano di penetrare nella lamiera. Una volta che i malviventi hanno capito che non sarebbero riusciti ad accedere al denaro sono fuggiti.

Il sopralluogo della Polizia sul luogo del reato (VIDEO)

L'indagine

Il lavoro di ricostruzione dei fatti ha permesso di aggiungere numerosi dettagli, tali da poter in caso dimostrare anche la professionalità dei soggetti alle rapine. "Non è contestata l'associazione a delinquere - ha specificato il procuratore Crini - tuttavia le indicazioni emerse vanno verso la professionalità, vedi un precedente ad Ancona ed un altro colpo a Treviso. Riteniamo di avere anche prove sufficienti per dire che il gruppo stava preparando un altro assalto. Mi preme sottolineare l'importanza di questo risultato dopo un anno di indagine, con impegnate in prima persona le Questure di Pisa e Firenze, con il determinante contributo di quelle di Foggia ed Ancona, più la direzione del SCO di Roma".

Ad Ancona sulla A14 fu eseguita un'azione molto simile il 30 settembre 2015, le cui risultanze d'indagine sono state importanti per proseguire negli accertamenti. "E' chiaro che fosse un gruppo preparato - ha commentato Profazio, dopo aver illustrato la dinamica dei fatti - che agisce con una struttura militare. Dopo il colpo hanno abbandonato le 4 auto rubate usate, con targhe clonate, a circa 7 chilometri di distanza dal colpo fallito, cospargendole poi con la polvere di estintori per cancellare le loro tracce".

Pochi gli elementi a disposizione degli inquirenti, che però sono riusciti comunque a risalire alle identità dei rapinatori. Sono stati sfruttati i minimi errori compiuti dai malviventi, come la presenza di un'impronta digitale nella parte interna di una delle targhe, e soprattutto dal rinvenimento di una viacard prepagata in una delle auto abbandonate, da cui si è riusciti a risalire all'acquisto di altre 10 di esse presso un distributore, dalle cui immagini di sorveglianza è stato riconosciuto uno degli autori del colpo.

L'operazione della Polizia con l'arresto dei ricercati (VIDEO)

Ecco che quindi è stata ricostruita la rete di passaggi in autostrada e le presenze, con anche l'individuazione di un tir usato per tornare in Puglia, che potrebbe essere stato usato od usabile per spostare anche le armi. "Le perquisizioni contestuali - ha aggiunto la Sverdigliozzi - hanno permesso di rinvenire il jammer, i telefoni e le utenze citofoniche, cioé quei numeri usati esclusivamente per parlare fra loro difficili da intercettare a meno di errori, cosa che poi è successa. Abbiamo anche ricostruito i loro sopralluoghi preparatori, avvenuti da 3 mesi prima il colpo".

E' stato così scoperto che la base operativa per il colpo nel pisano era molto probabilmente a Tirrenia, in una casa affitata da uno degli arrestati con la famiglia, in Piazza Belvedere. "Da lì crediamo siano stati gestiti i sopralluoghi - ha specificato Profazio - compresi i pedinamenti da Firenze dei furgoni, per scoprire orari e strade di passaggio. Sempre in questa casa è stato ospitato anche un secondo latitante del gruppo".

Alta pericolosità dei malviventi

A testimoniare il valore dell'operazione è il dirigente dello SCO Alfredo Fabbrocini: "Sono in carica da pochi mesi, raccolgo i risultati di chi mi ha preceduto. Conosco però la realtà di Cerignola, avendo fatto il capo della Squadra Mobile di Foggia per 3 anni. Questi sono gruppi organizzati, con assetto quasi militare, caratterizzati da alta specializzazione e capaci di tutto. Il danno potenziale vero non erano i 6 milioni di euro, ma la vita delle persone coinvolte. 'Siamo pronti a sparare a chiunque quando dobbiamo scappare' mi disse uno di loro quando lo arrestai anni fa. In provincia di Foggia è poi difficile concludere l'arresto, a volte prima di trovare le persone passa del tempo, tempo in cui magari vengono fatti altri colpi, con poi gli autori che si consegnano quando sanno che hanno raccolto abbastanza denaro per la famiglia. Questo risultato, in un anno di indagine, è un evento eccezionale".

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Rapina far-west a portavalori sulla A12 a Fauglia: sgominata banda di professionisti

PisaToday è in caricamento