Cronaca

Rapina Ferretti, in carcere i 3 complici del morto: c'è anche l'accusa di tentato omicidio

Gli autori del tentato colpo in gioielleria finito nel sangue sono stati fermati la mattina di martedì. Per tutti misura cautelare in carcere

Da sinistra il Maggiore Giovanni Bartolacci, il procuratore capo Alessandro Crini ed il Capitano Sergio Pennisi

Restano gli ultimi elementi da raccogliere, ma il quadro è ormai completo. Può dirsi finita l'indagine lampo dei Carabinieri di Pisa, sotto la direzione della sostituto procuratore Paola Rizzo, che nel giro di poco più di un mese ha permesso di identificare e rintracciare i 3 complici di Simone Bernardi, il rapinatore che nel fallito colpo alla gioielleria Ferretti del 13 giugno scorso è rimasto ucciso dal conflitto a fuoco con il titolare dell'esercizio.

Gabriele Kiflé (31enne di Aprilia), Marco Carciati (43enne di Pisa) e Daniele Masi (39enne di Pomezia) sono stati fermati la mattina di martedì 18 luglio nelle rispettive città d'origine, dove sono fuggiti dopo la tentata rapina finita nel sangue. Per loro i 3 giudici di competenza territoriale (quindi Pisa, Latina e Velletri), ricevuti gli atti, hanno disposto la misura cautelare in carcere. Non solo per la tentata rapina, ma anche per l'accusa di tentato omicidio di Daniele Ferretti. Il conto dei reati in concorso vede anche porto illegale di armi e ricettazione, quest'ultima per la macchina rubata rinvenuta all'esterno della gioielleria.

La dinamica dei fatti

Gli inquirenti, come ha spiegato nella conferenza stampa di oggi 21 luglio il procuratore capo di Pisa Alessandro Crini, hanno ricostruito i ruoli avuti nella rapina dagli indagati. In particolare, ad entrare nella gioielleria con Bernardi, è stato Gabriele Kiflè, l'uomo che poi avrebbe sparato per primo verso il sopraggiungente Ferretti. "Ci sono vari elementi che ci hanno fatto propendere per questa ricostruzione - ha spiegato Crini - fra l'altro convalidata dai 3 giudici. Ci sono le immagini delle telecamere, che mostrano come il soggetto abbia caricato l'arma per ogni colpo, facendo un evidente gesto richiesto dalla sua pistola, una scacciacani modificata che di fatto era una 6,35 funzionante. Poi il bossolo del primo colpo, trovato all'interno di un espositore poi lanciato a terra, ma che al momento del colpo era in una posizione tale da combaciare con la ricostruzione".

"Da quel momento - ha proseguito Crini - c'è stato il conflitto a fuoco, con un altro colpo sparato dal bandito ed un terzo di cui non abbiamo trovato il bossolo, che potrebbe anche non esserci vista la natura dell'arma. Nel mentre sono arrivati i due colpi che hanno raggiunto Bernardi, il primo di striscio ed il secondo letale che lo ha trapassato". Tutti dettagli che nel processo potranno avere peso, non secondariamente per la valutazione della legittima difesa di Ferretti. 

Per quanto riguarda gli altri Marco Carciati è stato riconosciuto come il palo. Inoltre lo stesso avrebbe reso dichiarazioni confessorie una volta sentito dal magistrato. Daniele Masi ha avuto rilevanza soprattutto nella fase preparatoria e nella fuga immediatamente successiva, avendo accompagnato Kiflè da Aprilia. I due avrebbero poi eseguito i sopralluoghi esterni di preparazione, in particolare il giorno prima della rapina.

L'indagine

Gli accertamenti hanno preso avvio una volta scoperta l'identità del rapinatore defunto. Gli inquirenti hanno lavorato sul cellulare di Bernardi, per poi passare ai collegamenti con le frequentazioni carcerarie. Una volta dato un volto ai sospettati si è proceduto ad indagare sulle loro vite, fino a scoprire il punto di ritrovo a Pisa prima e dopo la rapina. E' stato infatti ripercorrendo i luoghi frequentati da Carciati che si è trovato un circolo a I Passi dove l'intero gruppo si è ritrovato sia nei giorni prima che poche ore dopo il colpo, intuizione avvalorata dalle immagini di sorveglianza del locale.

"Crediamo che tutti gli elementi raccolti delineino con relativa completezza la vicenda - ha affermato con soddisfazione Crini - si devono raccogliere altri elementi, ma il difficile era dare un ruolo ad ogni soggetto e trovare le prove; credo che ci siamo riusciti. Il merito è dello sforzo della Procura, con la sostituto Rizzo che si è dedicata al caso dal primo istante in modo attento e tenace, e del nucleo investigativo dei Carabinieri, che ha dato prova di notevole competenza".

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