Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Rapine negli istituti di credito, in manette tre fratelli: si rifornivano alla 'banca di famiglia'

Sei colpi di cui tre nella Banca di Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette a Navacchio. I tre fratelli di origini napoletane utilizzavano metodi molto violenti contro gli impiegati. Prima di agire effettuavano una perlustrazione della banca

Sopra uno dei rapinatori in azione, nell'altra foto i tre arrestati

Tre fratelli, di origine napoletana ma residenti nel livornese, sono stati arrestati questa mattina dai Carabinieri del Comando Provinciale dei Carabinieri di Pisa, con il supporto dei Reparto Volo dell’Arma. Sono infatti accusati di aver messo a segno, o comunque tentato, sei violente rapine in altrettante banche del territorio di Pisa e provincia, nel periodo compreso tra giugno e agosto, tre delle quali commessa a Cascina, ai danni della Banca di Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette, istituto considerato dai rapinatori 'il bancomat di famiglia'.

Nel dettaglio ecco l'elenco delle rapine:

- 28.4.2014, rapina commessa a Pisa, frazione di Tirrenia, ai danni della Banca di Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette (bottino oltre 17mila euro);

- 22.5.2014, tentata rapina commessa a Crespina, frazione di Lavoria, ai danni della Banca Popolare di Lajatico;

- 18.6.2014, tentata rapina commessa a Pisa, frazione di Marina di Pisa, ai danni della Banca di Credito Cooperativo di Cascina;

- 27.6.2014, rapina commessa a Cascina, frazione di Sant’Anna di Navacchio, ai danni della Banca di Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette (bottino circa 30mila euro);

- 27.8.2014, tentata rapina commessa a Cascina, frazione di Sant’Anna di Navacchio, ai danni della Banca di Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette;

- 29.8.2014, rapina commessa a Cascina, frazione di Sant’Anna di Navacchio, ai danni della Banca di Credito Cooperativo di Pisa e Fornacette.

Sono questi i dati conclusivi di una complessa e rapida attività d’indagine, diretta dal Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Sisto Restuccia e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Pisa, che aveva già portato lo scorso 29 agosto all’arresto in flagranza di due rapinatori, sorpresi a Navacchio e intenti a rapinare la 'banca di famiglia'.

L’indagine prende le mosse da una serie di rapine commesse a partire dal mese dall’aprile di quest’anno, caratterizzate dall’ingresso in banca di una coppia di soggetti, che si alternavano di volta in volta tra gli indagati; dall’utilizzo sistematico di taglierini per esercitare minacciare gli impiegati e di fascette di costrizione per immobilizzare i dipendenti di banca, poi rinchiusi nei locali adibiti a servizi igienici; dall’uso di veri e propri pestaggi ai danni degli impiegati stessi.

Raccapriccianti a tal punto le immagini estratte dai sistemi di videosorveglianza presenti nelle banche, oltreché le testimonianze dei malcapitati: basti pensare che, come accaduto a Tirrenia, il dipendente è stato preso a bottigliate in testa, mentre a Marina di Pisa la bancaria, dopo aver preso pugni alla schiena, è stata gettata in terra e tenuta da un rapinatore sotto minaccia di un cutter puntato alla gola mentre il complice incitava a sgozzaarresti rapine-2rla.

Singolare il modus operandi della banda, che prevedeva prima il sopralluogo nell'istituto di credito per studiare la disposizione delle casse e le vie di fuga, poi la preparazione di accessori idonei al travisamento, quali parrucche, cappellini, sciarpe o pashmine e occhiali da sole, infine l’ingresso in banca da parte di un primo rapinatore, solitamente ben vestito, il quale, fingendosi titolare di impresa interessata all’apertura di un conto corrente, induceva il bancario a sbloccare il dispositivo d’accesso ai locali per consentire l’ingresso del secondo rapinatore che si spacciava per un dipendente del primo.

Fatale si è rivelato il sopralluogo effettuato da uno degli arrestati il 26 giugno, vale a dire il giorno precedente la rapina di Cascina, durante il quale l’uomo ha lasciato l’impronta nel sistema biodigit, di cui la banca era dotata, che è risultata poi, da accertamenti condotti al RIS di Roma, appartenere ad uno dei fratelli.

Nel corso dell’operazione, sequestrati dai Carabinieri gli accessori utilizzati dai malviventi per il travisamento, tra cui le parrucche, i cappellini, gli occhiali da sole, i cutter.

I destinatari del provvedimento restrittivo sono stati rinchiusi nelle carceri di Pisa e Livorno. Si tratta di A.D.A, 38 anni, pregiudicato, F.D.A., 31 anni, incensurato, e V.D.A., 36 anni, pluripregiudicato.

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