Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Povertà a Pisa, la mappa: è il Ctp 5 l'area della città maggiormente in difficoltà

A rivelarlo i dati del 'XIV Rapporto povertà 2019' della Caritas diocesana. Cresce il numero di poveri che hanno una occupazione, così come pure il numero di italiani che si rivolgono ai Centri d'Ascolto

Sono 1.567 le persone che nel 2018 si sono rivolte ai Centri d’Ascolto della Caritas diocesana di Pisa, un numero sostanzialmente identico a quello del 2017 e costante da quattro anni: di questi il 38,5% sono italiani e 61,5% sono stranieri. Ciascuna delle persone incontrate, in media, si è rivolta alla Caritas cinque volte per un totale di 8.248 contatti. E' quanto emerge dai dati del 'XIV Rapporto povertà 2019'.

Il 62,3% dei 964 stranieri incontrati dalla Caritas vivono in Italia da oltre 9 anni mentre coloro che sono arrivati negli ultimi dodici mesi sono appena il 6,9%. La povertà cronica, ossia quella riferita a coloro che frequentano i centri Caritas da almeno 6 anni, riguarda 485 persone, il 30,9% del totale mentre sono 509 (35,8%) i cosiddetti 'nuovi poveri' che si sono rivolti Cd'A per la prima volta.

Cresce il numero dei poveri che hanno una occupazione

Sei persone su dieci sono senza lavoro. Ma cresce anche la quota di coloro che, pur avendo un reddito, necessitano comunque dell’aiuto della Caritas, una condizione che riguarda circa un quarto (25,2%) delle persone incontrate. Il 40% è coniugato e ha almeno un figlio: nei nuclei familiari seguiti dall'associazione, infatti, vivono ben 822 figli minorenni. Il 54,8% delle ha inoltre un’abitazione stabile (il 61,3% dei quali in affitto). La quota di coloro che, invece, vivono in una condizione di marginalità abitativa è del 18% ed è in leggera flessione rispetto allo scorso anno. Povertà economica soprattutto, ma anche lavoro e difficoltà di tipo familiare, per la prima volta, segnano un’incidenza superiore al disagio abitativo. 

La mappa per quartiere

E’ il territorio del Ctp 5, che va da Pratale a Cisanello passando da Porta a Piagge, la zona di Pisa in cui è maggiormente diffusa la povertà. Nel 2018 hanno infatti bussato a un centro d’ascolto il 12,12 per mille dei residenti, pari a circa il doppio di quella del Ctp 6, il 'meno povero' della città, corrispondente all’area di Porta a Lucca e dintorni (6,25 per mille). Le altre due ex circoscrizioni con un’incidenza superiore alla media comunale (9,9 per mille), sono il Ctp 3, (Putignano, Riglione, Oratoio, Coltano, Ospedaletto e Sant’Ermete), in cui l’incidenza è dell'11,01 per mille e il Ctp 2 (10,02 per mille), che va da Porta a Mare fino a San Piero a Grado, includendo il Cep ed estendendosi sino a Barbaricina e San Rossore.

A Pisa è straniera il 14,1% della popolazione residente, un valore significativamente superiore alla media provinciale (10,1%). La media comunale, però, è significativamente condizionata al rialzo dal Ctp 4, quello che ingloba anche l’area della Stazione, in cui è straniero circa un residente su cinque (20,7%) dato che tutte le altre zone della città realizzano un tasso pari o inferiore alla media comunale. Il quartiere con l'incidenza più alta è Porta Fiorentina (30,5%). 

I servizi

Nel 2018 le mense Caritas hanno preparato 31.986 pasti di cui hanno beneficiato 455 persone diverse. I 'pacchi spesa' confezionati dal 'Servizio Amico' di Santa Croce in Fossabanda, invece, sono stati 1.797 e sono andati a 285 persone. Sono stati distribuiti 2.338 buoni per il servizio doccia della Centro d’Ascolto Diocesano di via delle Sette Volte, a beneficiarne 194 persone. Negli ultimi 4 anni, attraverso accordi con vari istituti di credito, la Caritas di Pisa ha erogato prestiti per 524.564 euro: in generale il 58,9% dei finanziamenti ha riguardato interventi a supporto della vita familiare e lavorativa (sostegno all’affitto, indebitamenti, tributi e assicurazioni) e il 41,1% interventi volti a stimolare l’autonomia (sostegno ad attività lavorative, acquisto di mezzi di trasporto e copertura delle spese di autorecupero di alloggi Erp). 

La Cittadella della Solidarietà ha seguito 478 famiglie per un totale di 1.616 persone sostenute. Circa un terzo di esse (33,0%) ha meno di 18 anni. In generale il valore economico di tutti i servizi messi in piedi dalla Caritas nel corso del 2018 è stato di 886mila euro, interamente finanziati con risorse della Chiesa pisana. 

I primi sei mesi del 2019: cresce l'utenza italiana

Nei primi sei mesi del 2019 la Caritas diocesana di Pisa ha incontrato 944 persone, pari al 60,2% di tutte le persone che vi si sono rivolte nel 2018. Numeri che sono comunque in linea con quelli degli anni precedenti (luglio e agosto sono infatti i mesi con minore afflusso ai Cd'A). Continua a crescere, invece, la quota d’italiani che bussano alle porte della Caritas, una tendenza in atto ormai da più di un decennio e che è proseguita anche nei primi sei mesi dell’anno: gli italiani sono infatti passati dal 38,5 al 40,1% mentre gli stranieri sono scesi dal 61,5 al 59,9%. Oltre un quinto delle persone incontrate nei primi sei mesi del 2019 è senza dimora (22,9% pari a 194 utenti). In generala l'incidenza dei senza fissa dimora sul totale della popolazione residente a Pisa è del 3,3 per mille, un dato più alto della media nazionale (2,4 per mille) descritto nell’ultima indagine Istat.

Le proposte della Caritas

La Caritas lancia quindi alcune proposte. "Ci vuole - afferma il direttore della Caritas diocesana don Emanuele Morelli - almeno un centro d’ascolto in ciascuna unità pastorale. La forma non deve necessariamente essere quella dello sportello di ascolto ma crediamo importante che alcune persone si sentano vocazionalmente chiamate ad essere antenne, avamposti e porte aperte che intercettano il grido dei poveri. E’ importante che le periferie tornino ad essere quartieri nei quali agire il contrasto alla povertà, suscitando e rafforzando di nuovo il concetto di corresponsabilità all’interno delle comunità, dove le persone tutte, possono fare la loro parte".

Con riferimento agli interventi di contrasto alla marginalità attivati nel territorio don Morelli promuove l'Housing First "un percorso - afferma - che va nella direzione giusta ma che deve essere potenziato sperimentando anche altre azioni di housing innovativo. Auspichiamo anche una nuova riflessione sullo strumento delle residenze di soccorso, collegato ad una più consapevole presa in carico delle persone fragili da parte delle istituzioni e della società civile".

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