Nuovi studi: "Per vedere il cervello non ha bisogno di occhi"

Nei ciechi dalla nascita la rappresentazione mentale degli oggetti e dello spazio è simile a quella dei vedenti. Lo rivela una ricerca, di cui è responsabile Giovanna Marotta del dipartimento di filologia pisana

Nei ciechi dalla nascita la rappresentazione mentale degli oggetti e dello spazio è molto simile a quella dei vedenti. Lo rivela un progetto di ricerca del ministero dell'Università di cui è responsabile scientifico Giovanna Marotta del dipartimento di filologia, letteratura e linguistica dell'Ateneo pisano. I risultati dello studio  saranno presentati venerdì e sabato in una conferenza internazionale nell'aula magna di Scienze a Pisa, sulle rappresentazioni semantiche dei non vedenti.

"I risultati che abbiamo ottenuto - spiega Marotta - hanno confermato che la rappresentazione mentale degli oggetti e dello spazio negli individui non vedenti dalla nascita è molto simile a quella dei vedenti, il che rafforza l'ipotesi che a livello cerebrale le rappresentazioni mentali siano supramodali, ossia simboliche, nella misura in cui superano e trascendono le nostre percezioni sensoriali. Paradossalmente, potremmo dire che il nostro cervello non ha bisogno degli occhi per vedere e conoscere il mondo come le persone che ci circondano".

Lo studio, condotto in collaborazione con l'equipe pisana di Pietro Pietrini, che da anni è impegnato nello studio delle strutture neurocognitive delle persone non vedenti, si è avvalso di metodologie fortemente interdisciplinari, comprendenti sia analisi linguistiche e psicolinguistiche che neurocognitive e computazionali. "Lo studio semantico del linguaggio nei non vedenti congeniti - conclude Giovanna Marotta - può fornire una chiave di lettura importante per comprendere il rapporto tra strutture concettuali e informazione sensomotoria. Più in generale, per chiarire il rapporto tra linguaggio ed esperienza, così da valutare l'eventuale ruolo di principi innati, rispetto ai dati percettivi".
 

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