Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Referendum sulla moschea: troppo vicino alle elezioni, salta ancora

Il Comitato dei Garanti ritiene non ci siano i tempi per svolgere regolarmente la consultazione. Il Comitato 'Il Popolo decide': "L'amministrazione ha perso tempo apposta, schiaffo alla partecipazione democratica"

Il referendum sulla moschea bis, dopo che il primo non fu ammesso per un problema nell'autenticazione nelle firme, resta nel limbo della burocrazia, stavolta elettorale, e non si farà. Ieri, 14 dicembre, il Comitato dei Garanti del Comune di Pisa, organo deputato alla valutazione dell'ammissibilità dei quesiti, ha disposto che non ci sono i tempi tecnici per assicurare il regolare svolgimento della consultazione, in quanto troppo a ridosso delle elezioni, sia politiche che amministrative.

L'istituto non si esprime circa la correttezza della formulazione del quesito, bensì pone esclusivamente la questione in termini temporali. Il Testo Unico Enti Locali (Dlgs 267/2000), la legge che disciplina il funzionamento delle istituzioni locali, stabilisce che "le consultazioni ed i referendum devono riguardare materie di esclusiva competenza locale e non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali o circoscrizionali". La relazione dei Garanti fa riferimento allo Statuto Comunale ed al 'Regolamento comunale per l'esercizio della partecipazione', norme che stabilirebbero che "la 'coincidenza con operazioni elettorali' locali è declinata come 'concomitanza' nelle norme locali di riferimento, che prevedono anche la non concomitanza con le 'consultazioni politiche'. La ratio (il motivo, ndr) di tale divieto si fonda sulla evidente necessità di evitare sovrapposizioni, ovvero antinomie e confusioni, tra istituti di democrazia diretta-partecipativa (il referendum) e quelli di democrazia rappresentativa (le elezioni)".

In sostanza le previsioni nazionali, con la loro applicazione locale, intendono non sovrapporre i diversi temi presi in esame da referendum ed elezioni, affinché le rispettive votazioni non siano influenzate dalle diverse campagne elettorali. Il divieto 'temporale' è stato quindi applicato dai Garanti sia sul lato locale (elezioni amministrative) che nazionale (elezioni politiche). I tempi necessari affinché sia espletata la procedura referendaria partono dalla decisione di ammissibilità del quesito da parte del Comitato dei Garanti, come ricorda la relazione dell'istituto stesso, e si conclude con l'indizione del referendum da parte del sindaco entro 90 giorni. "Tale procedimento - valutano i garanti - pur avendo fasi mobili, ha un lasso temporale massimo superiore a 7 mesi".

Da questo termine di 7 mesi si arriva quindi a metà giugno 2018, partendo cioè dal termine di quest'ultima decisione del 14 dicembre del Comitato dei Garanti (non quindi di ammissibilità ma di sospensione). Da questa base i garanti hanno valutato non sussistenti i margini temporali necessari, causa concomitanza. Per le elezioni amministrative perché la legge "fissa tale competizione in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno" ma "tale data è fissata con decreto del Ministro dell'Interno non oltre il 55esimo giorno precedente la votazione. Pertanto le operazioni referendarie non si possono tenere per la sovrapposizione delle due campagne elettorali". Per quanto riguarda invece le elezioni politiche "la scadenza naturale della legislatura è il 15 marzo e l'elezione delle nuove Camere ha luogo entro 70 giorni giorni dalla fine delle precedenti", e la data è fissata "con Decreto del Presidente della Repubblica 45 giorni prima delle votazioni". "Anche da questo punto di vista - concludono i garanti - sussistono le ragioni oggettive di 'concomitanza' tra referendum e competizioni elettorali".

"Uno schiaffo alla partecipazione democratica"

Inevitabilmente la decisione dei garanti ha suscitato sdegno da parte del Comitato promotore 'Il Popolo decide'. "E' davvero incredibile - scrive in una nota il portavoce Manuel Laurora - una cosa mai vista prima, uno schiaffo alla partecipazione democratica. Chi ha perso tutto questo tempo? Rinfreschiamoci la memoria, è il Comune di Pisa ad aver collezionato una serie infinita di ritardi illegittimi sin dall'inizio della procedura".

"La proposta referendaria - ripercorre il Comitato - è stata depositata in data 7 giugno 2017, oltre 6 mesi fa, peccato che il procedimento referendario abbia una durata complessiva, se vengono rispettati i tempi, di 6 mesi, e che dunque avrebbe dovuto concludersi proprio in questi giorni con la raccolta firme. Peccato che il Comune stesso abbia fatto di tutto in questi mesi per rallentare ed impedire l'iter referendario. Prima il sindaco ha atteso ingiustificatamente circa 40 giorni per trasmettere il quesito ai Garanti, poi questi hanno esaminato il quesito identico a quello già ammesso dallo stesso organo pochi mesi prima, su istanza del Comitato #NoMoschea, per 14 giorni, senza fissare una riunione o fare alcunché. Quindi il 28 luglio il Prof. Romboli si è dimesso e il Comune ha ritenuto illegittimamente, ancora una volta, che ciò sospendesse la procedura. Così è stato per 3 mesi e mezzo, finché, a seguito del nostro ricorso giudiziario e dalla richiesta esercitata dalla minoranza consiliare, è stato eletto il Prof. Consorti, in data 9 novembre. Quindi per oltre un mese ancora, fino appunto a ieri, 14 dicembre, i garanti non hanno ritenuto di fare alcunché, fino poi ad accorgersi che guarda caso non ci sarebbe più tempo per dare la parola alla città con il referendum!".

"Siamo ormai giunti ad una vera e propria presa in giro istituzionale - prosegue Laurora - con i sacrosanti diritti partecipativi dei cittadini negati, in spregio allo Statuto Comunale ed alla stessa Costituzione italiana! Si nega la possibilità non solo di indire e di votare il referendum, ma anche di raccogliere le firme! Riteniamo che la condotta tenuta dal Comune di Pisa durante tutto il corso dei 6 mesi trascorsi, dalla data di deposito del quesito, sia gravemente lesiva della sovranità popolare, nonché offensiva nei confronti dei cittadini residenti a Pisa, cui si priva la possibilità stessa di esprimere la propria opinione, quale che sia, su un tema così delicato, specie nel contesto attuale. A questo punto confidiamo nella magistratura e nel buon esito del ricorso, che comunque vada ha consentito la reintegrazione del Comitato dei Garanti e soprattutto ha così permesso alla popolazione di constatare fino a che punto, ed a quale costo, il Comune desideri evitare il referendum, con buona pace della partecipazione e del voto!".

Non è detta la parola fine per il comitato: "Riteniamo però, all'opposto, che l'indizione del referendum sia ancora possibile: i tempi ci sono in realtà, al contrario di quanto sostengono i garanti. Bisogna, però, volerlo. E 'qualcuno' invece non ha voluto dal 7 giugno scorso quando l'istanza è stata presentata. Insisteremo ancora perché ce lo chiedono i cittadini e perché siamo convinti di tutelare quei diritti sacrosanti che il Comune, beffardamente, ha fin qui voluto negare ai cittadini".

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