Emergenza abitativa, approvato il nuovo regolamento: cambiano i criteri di accesso

Bocciati oltre 80 emendamenti in Consiglio Comunale. Auletta di 'Diritti in Comune': "Regolamento ingiusto"

Immagine di archivio

Dopo una lunga discussione è stato approvato ieri, 11 settembre, il nuovo 'Regolamento degli interventi per l'emergenza abitativa', che prevede alcune novità in fatto di requisiti di accesso alle misure di sostegno. La discussione è stata molto lunga: l'assemblea cittadina si è sciolta solo dopo l'una di notte. Ha votato compatta la maggioranza, 20 i sì e 7 i contrari. 'Diritti in Comune', che già aveva osteggiato le possibili modifiche, ha presentato 81 emendamenti, 9 quelli del Partito Democratico. Tutti bocciati.

Una delle novità, ad esempio, per quanto riguarda l'accesso all'utilizzo autorizzato di un alloggio Erp, sta nella preferenza in graduatoria a pari punti di chi possa dimostrare una "maggiore storicità di presenza nel territorio del comune di Pisa". Solo dopo, in senso gerarchico, vengono "maggiore numero di accessi (sfratti ndr); maggiore numero di figli in carico o di anziani presenti nel nucleo familiare; minore Isee" (art. 8). 

Il regolamento stabilisce poi i requisiti ed i criteri di valutazione dell'emergenza. Si individuano come interventi possibili, per nuclei familiari riconosciuti in tale condizione: i contributi comunali a cura del Fondo Sociale per l'Emergenza Abitativa, la concessione temporanea di alloggi comunali o procurati appositamente e l'albergazione temporanea. La soglia di accesso al beneficio è sempre verificata tramite documentazione Isee, al pari però di altri requisiti come "residenza nel Comune di Pisa da almeno 2 anni" e "non titolarità da parte di anche un solo componente il nucleo familiare di diritti di proprietà, usufrutto, uso di alloggio situato in ogni parte del territorio nazionale ed estero" (art. 14).

In quest'ultimo caso, sempre l'articolo 14, dopo aver elencato le possibilità di autocertificazione per cittadini italiani e dell'Unione Europea, sottolinea la necessità di verifica del Comune "relativamente anche ai soggetti UE di provenienza non italiana al fine di operare quel controllo che viene effettuato anche nei confronti dei cittadini italiani". Per l'accesso agli interventi di emergenza il regolamento quindi specifica che "sebbene venga accettata per i soggetti UE, di provenienza non italiana, l'autocertificazione [..], si renderà necessario richiedere i certificati o attestazioni rilasciati dalla competente autorità dello Stato estero di provenienza". La richiesta nel dettaglio specifica: "Tali certificazioni devono essere presentate non solo dal soggetto che sottoscrive la domanda, ma anche da tutti i componenti il nucleo familiare di origine non italiana; a tutte le certificazioni redatte in lingua straniera deve essere allegata una traduzione in lingua italiana, conforme al testo straniero, autenticata dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale". 

Norme simili anche per "cittadini non appartenenti all'Unione Europea, regolarmente soggiornanti in Italia". Loro "possono utilizzare le dichiarazioni sostitutive limitatamente agli stati, alle qualità personali e ai fatti certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici italiani. Al di fuori di questi casi i cittadini non appartenenti all'Unione Europea possono utilizzare le dichiarazioni sostitutive soltanto nei casi in cui la produzione delle stesse avvenga in applicazione di convenzioni internazionali fra l'Italia ed il Paese di provenienza del dichiarante".

Nel merito del regolamento è intervenuto oggi, 12 settembre, il consigliere comunale Auletta di 'Diritti in Comune', che ha ribadito la sua contrarietà alle nuove previsioni: "Il criterio fondamentale che viene riconoscito è quello della storicità della residenza. Già la Corte Costizionale ha escluso questo criterio, ma Conti e la Lega hanno comunque voluto prevedere questo: se uno è residente da 4 anni ed uno da 3, se quest'ultimo ha meno Isee, più figli o problemi socio-sanitari, comunque accede prima ai servizi quello che è residente da 4 anni. E' semplicemente ingiusto. Non è prima gli italiani, è colpire chi ha più bisogno. E' una vergogna. Il regolamento fa acqua da tutte le parti, lo faremo valutare dal punto di vista legale". 

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