Riaprono le pizzerie ma la ripartenza non c'é: "Servirà tempo, con un occhio ai contagi"

C'è diffidenza da parte dei clienti, che preferiscono ordinare da casa. Ecco l'esperienza attuale di alcuni locali pisani

E' ancora presto per parlare di ripartenza. Restano alla finestra gli imprenditori, nella speranza che il numero dei contagi continui a scendere. E' appena trascorso il primo fine settimana di riapertura e i locali più tradizionalmente frequentati, le pizzerie, restano ancora piuttosto vuote. Girando a Pisa e nei suoi luoghi di sport o scampagnata, si è notata da qualche giorno una sensibile presenza di persone, che però ancora poco si fida di tornare a gustare al tavolo il cibo italiano più famoso al mondo. 

La terminologia più usata è "servizio lento". "Sabato un po' più di gente è venuta - dice il titolare de Le Scuderie Salvatore Langella - mentre domenica poca. Probabilmente il bel tempo ha portato sul mare le consumazioni. Il punto è che molti studenti sono a casa e le famiglie sono ancora timorose, non vediamo certamente i numeri a cui siamo abituati". E' stata una situazione imprevedibile per tutti e poco favorevole per il settore: "Mai vista una cosa così - prosegue Langella - hai le spese e non puoi aspettarti gli incassi. E' comprensibile. Noi abbiamo attivato il domicilio che non avevamo mai avuto. In questi giorni è perfino calato, conseguenza della possibilità di uscire. Insomma si aspetta di vedere cosa succede, credo che avremo delle risposte più chiare nel giro di 20 giorni". 

Ha riaperto sabato anche L'Officina della Pizza di Ghezzano. "E' molto lento il servizio al tavolo - spiega Alberto Armani - mentre è sostanzialmente stabile quello a domicilio, per quanto si tratta comunque di singole famiglie. Non avevamo le ordinanzioni da portare a casa, le abbiamo attivate non appena è scattato il lockdown. Non siamo nati per quello e non ti permette di rientrare delle spese che hai, lo fai per servizio ai clienti affezionati e per non staccare la spina. Spero che basti un mesetto per veder migliorare le cose, certamente sulla scelta di andare nei locali incide l'informazione che viene dai media".

"La gente continua ad avere dubbi su come comportarsi - dice Luca D'Auria, dell'omonima pizzeria e di Pomodoro e Mozzarella - e poi manca il rapporto con il cliente, la convivialità... puoi anche rispettare tutte le norme di sicurezza, con le spese che comportano, ma poi devi vigiliare, riprendere magari errori che le persone fanno in buona fede. Insomma il cliente lo vorresti far entrare, accogliere col sorriso... ora è difficile. Si guarda la curva dei contagi, se cala ancora nei prossimi 10-12 giorni si spera di ripartire".

"Puntiamo intanto al pareggio - fa i conti sul bilancio D'Auria - e direi che ci siamo, si viaggia sul 60% dell'attività. Mi piacerebbe richiamare dalla cassa integrazione 6 ragazzi che son fermi, appena migliorano un po' le cose lo faccio. Ho notato che in questo fine settimana sono arrivati ordinativi a domicilio diversi, con una media di 11 pizze, significa che la gente si ritrova a casa insieme ed ordina a domicilio. E' quindi ancora presto per capire bene la situazione, si cerca di adattarsi alle esigenze del cliente".

Resta chiusa la pizzeria Chimenti, con il titolare Giuseppe Ariti che conferma quanto spiegato nello scorso annuncio: "Le difficoltà, che ripeto sono storiche, sono sempre le stesse. L'emergenza Coronavirus era l'occasione per chiudere tutti e cercare di risolverle, invece si vede di tutto. Di aiuti concreti dal Governo non se ne vedono, anzi da un lato si dice alle persone di uscire, poi se escono ci si arrabbia. In questo contesto se riapri fai debiti, perché non hai prospettiva di guadagno reale, che forse si potrà rivedere fra qualche mese. Se lavori come me con il locale, con i grandi gruppi o i turisti, sei tagliato fuori. Può restare aperto solo chi è in punti strategici o ha un delivery che funziona". 

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