Cronaca

Riaperture, i ristoratori restano scettici: "Limitazioni ancora penalizzanti, molti rimarranno chiusi"

Daniela Petraglia (Confristoranti Confcommercio) e Federico Benacquista (responsabile pubblici esercizi del centro storico Confesercenti) evidenziano le criticità del piano di riaperture varato dal governo

La Toscana pregusta il ritorno in zona gialla: il governatore Giani auspica le riaperture già da lunedì 26 aprile, a fronte di dati sul contagio in costante e sensibile miglioramento. Dal fronte dei ristoratori, dopo le specifiche sulla modalità di riapertura dei loro locali, parte un allarme rosso: "Le limitazioni imposte sono sempre molte. In tanti casi ci sono anche delle evidenti disparità di trattamento che, di fatto, imporranno a molti operatori di rimanere chiusi".

Daniela Petraglia, responsabile Confristoranti di Confcommercio provincia di Pisa, e Federico Benacquista, referente dei pubblici esercizi del centro storico di Pisa per Confesercenti Toscana Nord, si fanno portavoce del malcontento della maggioranza dei ristoratori della città. "Purtroppo in tanti si sono fatti prendere da un entusiasmo eccessivo. Quando la regione tornerà in zona gialla per molti ristoratori la situazione non cambierà: saranno costretti a lavorare con l'asporto e la consegna a domicilio, perché sprovvisti di postazioni all'aperto nelle quali accogliere i clienti".

Petraglia e Benacquista focalizzano il loro pensiero sulla situazione del centro storico di Pisa, "nel quale quasi tutto il suolo pubblico che può essere concesso è stato sfruttato. Moltissimi locali non hanno lo spazio fisico per poter piazzare anche soltanto un paio di tavoli all'esterno: con le limitazioni imposte dal governo, non potranno riaprire neppure in zona gialla". Un controsenso, secondo i due responsabili, "se si pensa a quanto è accaduto fino a due mesi fa. Fino a metà febbraio, prima che la Toscana abbandonasse la fascia gialla, i ristoranti potevano lavorare al chiuso applicando i protocolli. Perché adesso, con le medesime procedure, occorre attendere ancora diverse settimane per poter tornare ad accogliere i clienti dentro ai locali?".

Federico Benacquista prosegue: "A febbraio il quadro generale era in rapido peggioramento. Eppure non c'era l'imposizione di lavorare all'aperto. Adesso, con la situazione in miglioramento stando ai numeri e ai progressi della vaccinazione, si può mangiare soltanto all'esterno. Un mistero". Poi i due responsabili di Confcommercio e Confesercenti si soffermano su un altro tasto dolente delle riaperture: il coprifuoco. "E' impensabile pensare di costringere i clienti al fuggi fuggi intorno alle 21.30 per rientrare in tempo a casa. Si va verso la bella stagione, anche se il clima fa ancora le bizze: c'è il desiderio di trascorrere un po' più di tempo all'aria aperta, tanto più che gli scienziati hanno sottolineato che all'esterno il pericolo di contagio è drasticamente ridotto".

Benacquista e Petraglia quindi si pongono un altro interrogativo: "Se si deve lavorare con tavoli all'esterno per motivi di sicurezza, perché ci si ostina a mantenere un coprifuoco da periodo 'invernale'? Adesso le giornate sono più lunghe, il sole tramonta tardi: sarebbe opportuno spostare il limite almeno alle 23. Anche perché il coprifuoco alle 22 impedisce di sfruttare i tavoli su due turni. Tra una prenotazione e l'altra occorre sanificare tutte le postazioni: è fisicamente impossibile servire i clienti in due fasce orarie differenti".

La conseguenza diretta di questa misura, secondo Petraglia e Benacquista, "è che in molti si sentiranno scoraggiati dal prenotare un tavolo. Preferendo proseguire nella consegna a domicilio o nelle ordinazioni per l'asporto. E' condivisibile: dopo aver lavorato tutto il giorno e, magari, aver pranzato con l'assillo del poco tempo a disposizione, c'è il desiderio di godersi la cena in pieno relax".

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