Conti spinge per la riapertura dell'Università: "Lezioni anche sul litorale, in chiese dismesse o tensostrutture"

Il sindaco di Pisa invita ancora il Rettore Mancarella a rivedere la decisione di tenere chiuse le aule fino al 2021, facendo ipotesi su spazi alternativi che il Comune può mettere a disposizione

Il sindaco di Pisa torna nuovamente a chiedere al rettore dell'Università di Pisa, Paolo Mancarella, di ripensare alla decisione di riprendere le lezioni in presenza con l’inizio del prossimo Anno Accademico, quindi a settembre 2020, e non dal 2021 come attualmente stabilito. 

Nella lettera aperta il primo cittadino scrive che "appare ormai evidente che quella dell’Ateneo pisano e del suo Senato Accademico è una scelta sempre più isolata nel panorama dell’istruzione superiore nella nostra regione e in Italia. Le università di Firenze e di Siena, ad esempio, hanno già annunciato che a settembre riprenderanno la didattica in presenza, garantendo l’adozione di tutte le precauzioni sanitarie necessarie. Perché non dovrebbe fare altrettanto anche il nostro Ateneo?"

"La scelta di tenere chiusi i battenti delle porte del Rettorato - prosegue - della Sapienza e di tutti gli storici palazzi che per secoli hanno ospitato i luoghi del sapere e della formazione è un messaggio sbagliato rivolto al mondo. Quella comunità di studenti, italiani e stranieri, docenti, ricercatori, borsisti, deve potersi ritrovare e riprendere il filo interrotto dello scambio di conoscenze. Pisa per molti aspetti, seppure a fatica, sta provando a ripartire, penso al turismo in primo luogo, e anche l’Università ha il dovere di rimettersi in marcia. Come già detto in altre sedi, ribadisco che come amministrazione comunale siamo disponibili a discutere per individuare insieme nuove sedi per le lezioni in presenza, anche nell’ambito del patrimonio immobiliare del Comune e sono sicuro che anche altri enti pubblici sarebbero disponibili a fare altrettanto".

A tal proposito fa un elenco, Conti: "Penso agli Arsenali Repubblicani, ad alcune strutture degli ex Vecchi Macelli, alla ex scuola Coccapani, ai locali della ex biblioteca comunale. Possiamo provare a ragionare di corsi da fare sul litorale dove possono esserci strutture adeguate, penso ad esempio l’ex ospedale e credo che la Asl potrebbe metterlo a disposizione o alcune cliniche inutilizzate al momento dalla stessa Università al Santa Chiara. Penso anche al recupero per la didattica di alcune chiese dismesse, come San Zeno, a palazzo Lanfranchi per corsi specifici. Posso garantire, per averci parlato direttamente, che anche il Comune di Cascina ad esempio sarebbe disponibile a concedere locali nel polo scientifico di Navacchio, e altri enti potrebbero fare altrettanto. Siamo disponibili anche ipotizzare luoghi dove il Comune, tramite la Protezione civile, può montare tensostrutture per lo scopo".

"E' il momento di fare squadra - fa ancora appello il sindaco - per lo sviluppo dell’ateneo e della città, noi ribadiamo al Rettore e alla comunità accademica pisana la nostra piena volontà e completa disponibilità nel trovare soluzioni condivise anche con la messa a disposizione del nostro patrimonio comunale, immediatamente disponibile. E quello che oggi è un problema può essere la grande occasione per la città per ripensare gli spazi pubblici e una ancora più virtuosa integrazione tra l’Ateneo e la città".

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