Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

'Un ricciolo per la libertà': parrucchieri di Cna 'insegnano il mestiere' alle detenute del Don Bosco

L'esperienza formativa di volontariato si è conclusa nei giorni scorsi con la consegna di 6 attestati di partecipazione ad altrettante detenute della casa circondariale

Il carcere Don Bosco. Sotto Simona Matteucci e Carlo Musto

Un percorso formativo di avvicinamento al lavoro del parrucchiere che ha coinvolto le detenute del carcere Don Bosco di Pisa. E' quello organizzato dall'Area pedagogica CC Pisa in collaborazione con l'Accademia di formazione Gerry Santoro - Hi.Love di Santa Croce sull'Arno ed il presidente di Cna acconciatori, Carlo Musto. L'esperienza, ribattezzata 'Un ricciolo per la libertà', si è conclusa nei giorni scorsi con la consegna degli attestati di partecipazione a 6 detenute della casa circondariale.

Il materiale e le attrezzature da lavoro per realizzare il percorso formativo sono  state acquistate grazie all’associazione  FI.DA.PA  che ha organizzato delle cene di beneficenza per recuperare i fondi. Le lezioni sono state svolte, a titolo completamente gratuito, dai formatori dell'Accademia Gerry Santoro Group: Simona Matteucci, Carlo Musto, Marco Paolini e Lisa Ghionzoli. Professionisti di grande esperienza che hanno puntato a trasmettere la passione non solo professionale ma soprattutto umana come segno di stimolo al recupero

"Nell'ottica dell'inclusione sociale di donne che stanno pagando il loro debito con la società - ha commentato Carlo Musto - tutti i formatori hanno offerto un prezioso contributo all'acquisizione di competenze, all'implementazione delle proprie capacità e all'innalzamento dell'autostima". Nella giornata conclusiva, ciascuna allieva ha svolto e descritto il proprio lavoro pratico, lo ha eseguito su una compagna che per l'occasione si è 'trasformata' in modella e ha raccontato l'esperienza nel suo insieme vissuta fin dall'inizio.

"Poteva sembrare un impegno difficile per gli insegnanti - ha continuato Musto - ma l’accoglienza e il reciproco rispetto hanno messo a proprio agio le allieve esortando gli organizzatori a continuare il progetto in un futuro. Altre donne detenute, visto il risultato hanno chiesto di poter partecipare. Tutte le ragazze hanno manifestato interesse, apprezzamento ed emozione non solo per le nuove tecniche acquisite, ma anche per la vicinanza umana ricevuta che sicuramente servirà a loro da stimolo per perseguire altri obbiettivi virtuosi col desiderio di terminare il prima possibile e con dignità la propria detenzione. Anche per noi è stata una scoperta che ci ha fatto capire il senso di come la società si possa e debba adoperare per accogliere le persone che hanno violato la legge e si possa dare loro un'altra possibilità"

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