Via Pellizzi: ricorso al Tar dei residenti contro il palazzo da 20 appartamenti

Impugnato il permesso a costruire concesso dal Comune: "Consentito carico insediativo non ricevibile: altro che riqualificazione!"

L'edificio attuale in confronto ad uno dei passati progetti

Prosegue lo 'scontro urbanistico' di via Pellizzi. Dopo l'annuncio della concessione del permesso a costruire per il palazzo da 20 appartamenti, intervento da tempo osteggiato dagli abitanti riuniti anche nel 'Comitato di Via Battelli-per una città ed un territorio vivibili', gli stessi attivisti si sono rivolti al Giudice Amministrativo per bloccare l'atto autorizzatorio. 

"Nel prossimo mese di settembre - scrivono infatti dal comitato - dovrebbero partire i lavori di demolizione e ricostruzione, in base alle notizie della stampa. La cosa è stata comunicata come una lodevole 'riqualificazione' dell'area, con beneficio del Comune che incasserà 'centinaia di migliaia di euro a titolo di oneri di urbanizzazione e contributi di costruzione'. In realtà i cittadini che fanno capo al comitato ed altri residenti del quartiere, lungi dal ritenere operazione meritoria l’ulteriore edificazione, hanno presentato un ricorso al Tar contro il provvedimento autorizzativo dell’opera L’impugnazione denuncia il grave impatto che l’intervento andrà a determinare sulla zona già satura e che si vedrà costretta a sopportare un carico insediativo non ricevibile: altro che riqualificazione!".

Le doglianze sono le stesse delle precedenti proteste: "Il progetto, al di là del mistificatorio richiamo al 'giardino verticale' realizzato a Milano dall’Arch. Boeri, ricalca, invece, i canoni delle costruzioni degli anni ’70 del secolo scorso, innestandosi su un territorio già ampiamente costruito, che non richiederebbe di certo altre abitazioni. La realizzazione non comporta alcun beneficio, anzi! Aggrava le attuali problematiche relative alla scarsità di servizi, allo stato già incapienti e che non potranno sopportare ulteriore carico".

"La domanda è sempre la stessa - insistono gli attivisti - ma in una città in cui gli immobili non occupati o abbandonati sono in percentuale elevatissima, si sentiva proprio la necessità di ulteriori case? Di ulteriore cementificazione? A favore di chi? Le voci del territorio, che chiedevano un intervento meno invasivo e rispettoso delle reali necessità di riqualificazione del quartiere, sono rimaste inascoltate, dando spazio, invece, alla volontà di costruire un edificio alto più di 15 metri laddove esiste un palazzo di soli due piani, incidendo marcatamente e negativamente sulla vivibilità del quartiere. Va da sé che laddove il Tar dovesse riconoscere la fondatezza del ricorso, il permesso a costruire sarebbe congelato e i lavori di costruzione non potrebbero partire".

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