Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca

Rifondazione Comunista sull'aggressione omofoba a Pisa

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Sabato scorso abbiamo sfilato per le strade di Bologna insieme a 50000 persone, a tutte le associazioni e i collettivi delle comunità lgbtqi, in un pride colorato e festoso per chiedere una cosa semplice: rivendicare, anche in un periodo di crisi economica e anche di fronte a chi, a sinistra, dice che “sono ben altri i problemi e le priorità”, un diritto fondamentale, quello alla vita (non alla sopravvivenza) e alla piena autodeterminazione. Diritto che potrebbe sembrare scontato, ma che non lo è affatto in un paese dove una cultura patriarcale ed eteronormativa e una classe politica incapace di emanciparsi dalle ingerenze clericali hanno determinato un vuoto sostanziale di diritti per persone che ad oggi per lo Stato non esistono o non hanno ragione di esistere. «Immaginavo di trovare un paese più liberale e all’avanguardia sui diritti Lgbt rispetto al Cile, invece non è così. In questo momento stiamo meglio nel nostro paese, dove possiamo criticare anche duramente la chiesa e l’operato dei preti. C’è libertà di pensiero e di idee, è una democrazia» – ha dichiarato al pride Ivan Zamudio, padre di Daniel, ragazzo cileno torturato per sei ore nel centro di Santiago da un gruppo di coetanei neonazisti in quanto omosessuale. Crimine che nel nostro paese civile e democratico, grazie all'ostruzionismo bipartizan, non avrebbe alcuna aggravante per essere stato indotto dal pregiudizio omofobico.

E basta tornare a Pisa per vedere l'omofobia all'opera: alla residenza studentesca Nettuno un ragazzo è stato insultato e picchiato da un altro per la sola motivazione di averlo guardato. I Giovani Comunisti ed il Partito della Rifondazione Comunista condannano fermamente questo episodio di violenza chiaramente omofoba, tanto più grave perché avvenuta all'università, luogo che più di altri dovrebbe ispirarsi a basilari principi minimi di civiltà.

Questa aggressione dovrebbe accendere ben più di un semplice campanello d'allarme. Condannare simili gesti è doveroso, così come partecipare a momenti di sensibilizzazione, presidi e cortei. Ma più di tutto ciò adesso la politica (sopratutto quella che si dice di sinistra o progressista) dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e agire. Noi lavoreremo, come sempre, per dare le gambe alle rivendicazioni che ci contraddistinguono, e chiediamo agli altri di lavorare con noi, magari partendo proprio dalla piattaforma del pride: lotta senza quartiere all'omo-lesbo-transfobia con una legge che finalmente introduca l'aggravante per i crimini di matrice omofobica, e, ad esempio, con il potenziamento dell'Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (Oscad); equiparazione delle coppie omosessuali ed eterosessuali con il pieno riconoscimento delle prime attraverso il matrimonio civile;  possibilità di adozione interna alla coppia omosessuale riconoscendo legalmente la figura del co-genitore.

Sono provvedimenti minimi di civiltà e di democrazia che, oltretutto, come recita uno dei mantra preferiti dal governo in carica, “ci chiede l'Europa”. Facciamoli. Ora e sempre liber* di amare, liber* di lottare.

Luca Barbuti, segretario provinciale PRC

Luca Panicucci, coordinatore provinciale GC

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