Edicola rimossa in Borgo Stretto, Ziello: "Una carcassa di ferro degradata". Prosegue la polemica

Il deputato Ziello interviene con un post sostenendo la decisione dell'amministrazione comunale. Picchi: "Cosa vogliono insegnare Conti e Ziello ai loro figli?". Richiesta di un Consiglio comunale ad hoc sul tema

Don Ciotti al centro, a destra il referente provinciale di Libera Fabrizio Tognoni, a sinistra il rettore Paolo Mancarella, lo scorso maggio di fronte all'edicola di Borgo Stretto

"Non c’è bisogno di tenere una carcassa di ferro degradata che ostruisce il passaggio in una delle assi pedonali principali della città di Pisa (Borgo Stretto), per testimoniare la lotta alla mafia". Ad intervenire sulla rimozione dell'edicola confiscata alla mafia, che ha generato polemiche e prese di posizione, è il deputato della Lega Edoardo Ziello. "Noi, a differenza del Pd, abbiamo dato una delega specifica al ‘contrasto alle mafie’ ad un assessore che prima non c’era. Serve l’Antimafia dei fatti e non delle chiacchiere sterili a vuoto. Siete d’accordo?" aggiunge Ziello nel suo post Facebook.

La replica è della consigliera comunale del Partito Democratico Olivia Picchi: "In ottobre a Firenze Giuseppe Governale, direttore della Direzione Investigativa Antimafia, ha annunciato ai cronisti: 'In Toscana c'è un rischio di infiltrazioni mafiose e noi siamo qui per sensibilizzare'. Ecco perchè i simboli sono importanti: perchè stanno lì da monito e come spunto di riflessione. Sono questioni delicate ma come è possibile aprire una discussione seria su un tema del genere quando il parlamentare della Lega Ziello definisce l'edicola come 'una carcassa di ferro degradata che ostruisce il passaggio'" si chiede perplessa Picchi.

"Non era forse possibile rilanciare e provare a fare un intervento che ne valorizzasse il significato? Evidentemente no, non sta nelle corde della Lega - aggiunge - d'altronde nel Dup e nel bilancio appena approvato da Conti & C. non ci sono previsioni di azioni sul tema e hanno bocciato gli emendamenti presentati da me e dal capogruppo Pizzanelli che prevedevano investimenti nel settore cultura, legalità, diritti. L'incontro fra i ragazzi di Libera e i capogruppo in occasione della laurea honoris causa che l'Unipi ha conferito a Don Ciotti si è svolto solo per le pressioni della minoranza. Il tema è troppo grande per lasciare cadere. Rimuovendo l'edicola si ha il risultato di dire a Pisa che l'infiltrazione mafiosa non esiste, che è stata un brutta parentesi e che adesso è tutto a posto. Si cerca di far dimenticare in nome del decoro o di altri interessi e su questo noi non ci stiamo". 

"Ziello dovrebbe spiegarlo a Falcone e Borsellino, al generale Dalla Chiesa, a Piersanti Mattarella, ad Ambrosoli...e ai tanti Mario, Francesca, Giuseppe....un elenco infinito di persone che hanno pagato con la vita il non girarsi dall'altra parte - conclude Picchi - tutta questa gente per non 'spostare un'edicola' ha dato la vita; la vita per uno Stato ed un mondo più giusto. Le storture di questo mondo vanno affrontate, vanno spiegate ai giovani e va spiegato loro che essere 'retti' paga sempre. Che generazioni vogliono crescere? Cosa vogliono insegnare Conti e Ziello ai loro figli?".

Sulla questione interviene Diritti in Comune che annuncia con il consigliere Ciccio Auletta la richiesta di un Consiglio comunale ad hoc sul tema: "La Lega e i suoi alleati devono affrontare una discussione pubblica, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte, in modo che la cittadinanza che lotta per la legalità possa farlo fino in fondo" sottolineano dal gruppo consiliare. "Per difendere l'edicola, oltre alla cittadinanza, si era mobilitato addirittura Don Luigi Ciotti, ospite della nostra città lo scorso maggio - affermano ancora - il sindaco per l’occasione si era fatto anche fotografare insieme a lui, proprio lì davanti, per rassicurare i molti che si erano attivati per difendere un bene dal così alto valore simbolico. Sappiamo che Libera non è stata minimamente coinvolta, né avvisata. E pertanto non esitiamo a definire vile questo atto, che prova a delegittimare la lotta alla mafia, privando la città di uno dei suoi maggiori simboli. Non esitiamo a definirlo un gesto intimidatorio, perché questo è il messaggio politico che la destra manda alla cittadinanza: a Pisa la lotta alla mafia dà fastidio e non deve avere uno spazio collettivo né pubblico".

"Sono sconcertata dalla notizia della rimozione dell'edicola di Borgo Stretto - commenta la consigliera regionale del M5S Irene Galletti - l'associazione Libera in questo tempo aveva tenuto in piedi questo simbolo della presenza silente e micidiale della criminalità organizzata in terra toscana, finché una mattina non ne è stata trovata più traccia, senza che l'associazione ne sia nemmeno stata informata. Davvero irrispettosa la modalità: di nascosto, senza coinvolgimento di chi l'ha mantenuta attiva come luogo di riscatto. L'hanno fatta sparire come la mafia fa scomparire un testimone scomodo, a dirla tutta”. E continua: "Ora il minimo sarebbe fornire spiegazioni convincenti, scusandosi con chi di dovere per la mancata comunicazione. Il secondo passaggio (se non si fosse ancora fatto, e sarebbe grave dopo quasi due anni di amministrazione), sarebbe prendere contatto stabile con tutte le realtà che lottano contro la criminalità e loro infiltrazioni per creare una strategia che coinvolga tutti gli attori pubblici e privati, soprattutto l'associazionismo. Magari facendosi consigliare su come intervenire in situazioni come queste, soprattutto comunicativamente. A chi chiede spiegazione viene risposto che i dipendenti comunali sono in ferie, è davvero incredibile. Spero che dietro questo atto non si nasconda altro” conclude Irene Galletti.

Chiede spiegazioni anche il consigliere regionale Pd Andrea Pieroni: "Ricordo l'inaugurazione alla quale partecipai come presidente della Provincia insieme a Don Luigi Ciotti. Perché è successo questo? La lotta alla mafia non si rimuove".

Attacca Ziello la consigliera regionale Pd Alessandra Nardini: "Ancora nessuna spiegazione per questa azione dalle modalità inaccettabili, condotta come un'imboscata. Anziché preoccuparsi di chiarire, il solito Ziello parla di una 'carcassa di ferro degradata', che dunque va semplicemente rimossa come si farebbe con una fioriera rovinata; per lui non rientra tra i doveri di chi siede nelle istituzioni favorire soluzioni affinché i simboli di legalità e antimafia possano restare vitali; un impegno, questo, assunto dallo stesso sindaco di Pisa a maggio. Meglio rimuovere il problema, ovviamente di nascosto e senza spiegazioni. Consiglierei all'Onorevole di dare una telefonata al sindaco Conti e intervenire giusto se ha una spiegazione plausibile da riferire per ciò che è successo. In caso contrario, meglio un decoroso e imbarazzato silenzio".

Per l'onorevole LeU Nicola Fratoianni si è trattato di un "brutto segnale. La lotta alle mafie la si fa ogni giorno con l’azione di magistratura e forze dell’ordine, con l’impegno civico, sociale e culturale dei cittadini. Ma per far questo servono anche simboli, come era quell’edicola. Evidentemente questo impegno non è nelle sensibilità dell’attuale amministrazione, e fa bene Libera a parlare di vigliaccheria e ad indignarsi, noi comunque chiederemo in Parlamento al governo che attivi il Prefetto di Pisa affinchè si faccia chiarezza fino in fondo a questa vicenda".

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Favorevole alla misura Confcommercio: "Non era ammissibile che in una zona frequentata ogni giorno da moltissimi cittadini e turisti e dove sono presenti negozi di qualità - dice la presidente Federica Grassini - un chiosco abbandonato continuasse a fare bella, anzi, brutta mostra di sé. La riqualificazione del centro storico di Pisa è un passaggio fondamentale per l'esistenza stessa delle attività commerciali e per lo sviluppo turistico della città, quindi ben venga qualsiasi misura adottata dall'amministrazione comunale che vada in favore del decoro urbano". Per il direttore Federico Pieragnoli l'ex edicola di Borgo Stretto era "una struttura inutilizzata e abbandonata ormai da più di un anno, e la sua rimozione da parte del Comune di Pisa rappresenta un forte segnale per la tutela della sicurezza e il decoro del centro storico di Pisa".

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