Fase 2 e ristoranti: "Impossibile ripartire a queste condizioni"

Malumore tra i ristoratori pisani per le linee guida ipotizzate dall'Inail per la ripartenza di questo genere di attività: "Servono norme più ragionevoli"

"A queste condizioni è impossibile riaprire". E' la posizione della presidente di ConfRistoranti Pisa, Daniela Petraglia, in relazione alle linee guida ipotizzate dall'Inail per la ripartenza di questo genere di attività nella cosiddetta fase 2. "Chiediamo - afferma la Petraglia - provvedimenti chiari e norme più semplici per ripartire con le nostre attività. Già l'Emilia Romagna ha assunto linee guida più ragionevoli, ma comunque non basta. Il mondo della ristorazione ha consuetudine e non ha difficoltà a rispettare le norma igienico-sanitarie, ma è semplicemente impensabile che un ristoratore possa farsi carico di responsabilità di eventuali contagi del proprio personale dipendente, equiparando il contagio agli infortuni sul lavoro".

I ristoratori chiedono al Governo "pochi ma semplice provvedimenti". "Oltre l'esonero dalla responsabilità del contagio - aggiunge Giuseppe D'Angelo del ristorante La Clessidra - chiediamo che per le attività di ristorazione l'Iva sia ridotta del 50% per il 2020, l'abbattimento dei costi di contribuzione sul personale dipendente, per evitare di dover licenziare, e a livello locale, la cancellazione totale della tassa sui rifiuti".

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Secondo Bruno Cavallini del ristorante l'Artilafo "i signori che comandano vogliono mettersi nei nostri panni e scegliere al nostro posto quali tra i nostri collaboratori salvare e continuare a far lavorare e chi purtroppo affidare alle tutele inesistenti di uno Stato inadempiente? Come possiamo scegliere tra un aiuto cuoco che ancora vive in famiglia, la donna monoreddito con un figlio carico, la giovane coppia con un figlio e un componente che non lavora, la cameriera che studia e lavora e ha la famiglia d'origine lontana? Tutto questo è semplicemente indegno".

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