Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Svolta nel caso di omicidio di Khrystyna Novak: ritrovato il cadavere in un casolare

Nella serata di giovedì 20 maggio le ricerche della Polizia sono arrivate a un edificio abbandonato nel bosco delle Cerbaie, nella frazione di Orentano dove viveva la vittima

Un casolare abbandonato nella macchia delle Cerbaie, una zona boscosa che si estende sulla frazione di Orentano (Castelfranco di Sotto): al suo interno un corpo involto nel cellophane, in evidente stato di decomposizione e predato dagli animali selvatici, con un solitario al dito medio. E poi un tratto del Canale Imperiale: sul fondale una pistola coperta di melma e ossidata. E' il quadro emerso dalle ricerche della Squadra Mobile di Pisa, dal Servizio Centrale Operativo di Roma e della Polizia scientifica di Firenze e Roma, avviate lo scorso 18 maggio in una zona molto estesa, che comprende diversi Comuni dislocati su quattro province differenti, per ritrovare il corpo di Khrystyna Novak, la 29enne scomparsa da Orentano lo scorso novembre.

"La svolta è arrivata nella tarda serata di giovedì 20 maggio - spiega il dirigente della Squadra Mobile di Pisa Fabrizio Valerio Nocita - quando nel giro di mezz'ora abbiamo effettuato i due ritrovamenti. Prima l'arma da fuoco nel Canale, a prima vista comparabile con quella che riteniamo sia stata utilizzata per compiere l'omicidio della Novak. Poi il cadavere all'interno del casolare, in una zona immersa nel bosco ma raggiungibile attraverso una strada carrabile. Il corpo risulta in avanzato di decomposizione, a una prima indagine visiva non è stato possibile rinvenire i fori dei colpi di arma da fuoco".

Adesso la partita si gioca nel laboratorio del medico legale, chiamato a verificare prima di tutto l'identità del cadavere. "Abbiamo a disposizione tutti gli elementi necessari per effettuare l'esame del Dna e stabilire quindi se quello che abbiamo ritrovato è il corpo della Novak" sottolinea Nocita. Poi, dalle successive indagini sul cadavere, si scopriranno anche particolari decisivi riguardo alla cause della morte. "Restiamo convinti dell'uccisione con un'arma da fuoco - prosegue il dirigente della Squadra Mobile - certamente il rinvenimento del corpo rende la ricostruzione della vicenda molto meno complessa".

Il cadavere porta ancora un paio di jeans e un maglioncino, ma soprattutto presenta un particolare che lascia intendere che la pista battuta per il ritrovamento di Khrystyna Novak sia arrivata all'obiettivo: al dito medio c'è un solitario in tutto e per tutto comparabile a quello regalato dal fidanzato alla vittima. E anche la posizione sulla mano, la medesima in cui la Novak era solita indossarlo, lascia intendere che almeno la soluzione al rebus del cadavere sia arrivata. Il secondo dettaglio decisivo nella definizione dell'intero quadro della vicenda è la pistola: "L'arma ritrovata nel Canale Imperiale dovrà essere ripulita, ma da una prima impressione visiva siamo convinti di aver rinvenuto la pistola posseduta dal 50enne arrestato lo scorso marzo con l'accusa di omicidio".

La ricostruzione

Le indagini avviate lo scorso 18 maggio si sono svolte secondo anelli concentrici, dalla zona più vicina all'abitazione della Novak e dell'omicida, per allargarsi via via seguendo gli itinerari e i luoghi più frequentati dall'arrestato. "Attraverso gli spostamenti registrati dal cellulare e dalle celle agganciate con il sistema di geolocalizzazione dell'apparecchio, è partita la battuta di ricerca" spiega Nocita. Ed è in una delle direttrici sondate dalle Forze dell'ordine che è emersa la pista probabilmente rivelatrice dell'intera vicenda. In linea d'aria il Canale dista 4,5 chilometri dal luogo del ritrovamento del cadavere, che a sua volta è a 1,5 chilometri dalla casa della Novak.

"All'interno del casolare abbiamo ritrovato anche dei sacchi neri, il cui contenuto verrà analizzato nei prossimi giorni - e poi Nocita aggiunge - accanto al corpo abbiamo ritrovato anche lo zerbino dell'abitazione di Khrystyna Novak, che non era stato rinvenuto al momento della perquisizione della sua casa. Anche questo ulteriore particolare ci lascia pensare di aver imboccato la via della soluzione del caso". Il 50enne accusato di omicidio attualmente non è a conoscenza degli sviluppi delle indagini e dalla sua cella del carcere Don Bosco rimane fermo sulla posizione di completa innocenza.

"Al vaglio degli inquirenti c'è anche il mezzo utilizzato abitualmente dall'indagato, un Freemont: anche su questo ci sono tutta una serie di indagini da svolgere. Il Suv nei giorni successivi all'1 e 2 novembre, l'arco temporale nel quale è stato consumato l'omicidio, si è recato sia nella zona del casolare che del Canale Imperiale" sottolinea il dirigente della Squadra Mobile. Il nucleo di sommozzatori, dopo aver ritrovato la pistola, prosegue le ricerche per il cellulare della vittima, poiché secondo la Polizia è plausibile pensare che sia stato lanciato anch'esso nel corso d'acqua.

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