Cronaca

Volterra, possibile scoperta del secolo: torna alla luce un anfiteatro romano

Durante i lavori di bonifica nei pressi del cimitero comunale sono emerse le prime tracce dell'antica struttura. Necessario uno scavo archeologico per comprendere se sia davvero un antico anfiteatro romano di cui c'è traccia in alcune fonti

Una scoperta che potrebbe cambiare la storia dell’archeologia volterrana, uno dei ritrovamenti fra i più importanti del secolo se confermato. E' stata rinvenuta a Volterra una struttura muraria, di forma ellittica, della lunghezza di 80 metri che farebbe pensare ad un anfiteatro. Potrebbe essere il più importante ritrovamento di un anfiteatro romano degli ultimi 100 anni. La memoria del monumento si era infatti completamente perduta nel corso dei secoli.

LA SCOPERTA. Il giorno 8 luglio in una piccola valle oblunga nei pressi di Porta Diana, immediatamente ad ovest del cimitero comunale di Volterra e a sud della necropoli etrusca del Portone, sono emerse le strutture murarie dallo sviluppo lineare di oltre 20 metri durante delle operazioni di bonifica. Una prima indagine, condotta sul campo dalla dott.ssa Daria Pasini e dal dott. Francesco Carrera, sotto la direzione scientifica della dott.ssa Elena Sorge, ne ha riportato alla luce pochi filari, messi in opera con la stessa tecnica costruttiva del teatro romano di Volterra e caratterizzati da un andamento spiccatamente curvilineo.

Successivamente lo scavo ha consentito di mettere in evidenza in due saggi, uno a sud e l’altro a nord, ulteriori 20 metri lineari della medesima muratura per un totale di 42 metri, ad andamento curvilineo costante, che orienta verso uno sviluppo ellittico della pianta. Se emergeranno altre indicazioni in questo senso si tratterebbe sicuramente di un edificio pubblico romano di straordinaria rilevanza, probabilmente a carattere ludico, quasi certamente un anfiteatro destinato a giochi gladiatori.

Le operazioni di ripristino e bonifica di corsi d’acqua del Consorzio di Bonifica Basso Valdarno sono seguiti da archeologi professionisti, proprio per verificare l'eventuale presenza di eventuali sedimenti d’interesse storico. Così è stato.

LA STRUTTURA. Allo stato attuale non è possibile proporre una ricostruzione planimetrica, tuttavia se l’andamento ad ellisse dovesse essere confermato avrebbe un asse maggiore intorno agli 80 metri, ed un asse minore di circa 60 metri. Altrettanto non è possibile al momento valutare la potenza dell’interro, ovvero per quanti metri l’edificio sia conservato al di sotto dell’attuale piano di campagna, così come le dimensioni dell’ellisse fanno escludere che si sia ancora individuato il piano dell’Arena. E' possibile però ipotizzare un anello mediano o superiore, che implicherebbe la necessità di uno scavo, a Volterra, pari solo a quello del teatro romano scoperto negli anni ’50 da Enrico Fiumi.

LE FONTI. La scoperta troverebbe qualche appiglio storico in alcune fonti erudite, in particolare Raffaello Maffei, fine del Quattrocento, e Lodovico Falconcini, un secolo più tardi, menzionano espressamente l’esistenza a Volterra di un anfiteatro, ma sinora tali passaggi sono stati considerati di scarsa affidabilità e frutto di equivoco col noto edificio di Vallebuona.

Inoltre, alla fine dell’Ottocento, durante gli scavi di realizzazione del cimitero comunale, più specificatamente nell’area antistante l’ingresso, l’architetto Aristodemo Solaini, nello scrivere al Sindaco di Volterra, lamenta un ritardo nei lavori a causa del rinvenimento di "una massa considerevole di terra da getto, da ritenere che un tempo in quella località vi fossero fatte delle grandiose escavazioni di pietra, dimostrandolo con alcuni pezzi di panchina scalpellati, ivi rinvenuti, nella sua maggiore profondità, cioè a metri 11,50 dal piano del nuovo piazzale antidetto".

Questa fonte storica verrebbe quindi a confortare l’ipotesi di un edificio in gran parte interrato fino a grandissima profondità. Se sta davvero tornando alla luce questa opera potrebbe essere stravolta la mappa archeologica di Volterra e dell'intera Toscana, perché darebbe alla 'città etrusca' un'importanza storica romana prima non considerata di tale portata. 

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