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Saldi estivi al tappeto, da Confcommercio: "Forte calo delle vendite"

Secondo un sondaggio di Confcommercio, rispetto all'anno scorso, si sta assistendo a un calo dell'8% nelle vendite. Lo scontrino medio è di 50 euro e le persone comprano prodotti di qualità medio-bassa

La crisi economica aveva già dato qualche sentore sul flop dei saldi estivi e del conseguente caldo delle vendite. Il dato è confermato da un sondaggio di Confcommercio Pisa, effettuato presso un centinaio di negozi di abbigliamento, calzature e pelletteria di Pisa e provincia.

Analizzando le risposte dei commercianti sui primi giorni di vendite promozionali, è emerso in assoluto il dato del decremento degli affari rispetto ai saldi estivi 2011. Facendo una media, si scopre che il calo rispetto allo scorso anno è del -8%. Lo scontrino medio, secondo gli stessi commercianti, è nell'ordine dei 50 euro. Si vendono soprattutto capi di abbigliamento leggeri, t-shirt, maglie, jeans, polo, calzature sportive, pochi abiti, con una eccezione per quelli da cerimonia.

Molti commercianti sono convinti che il prolungarsi dell'interesse dei saldi è meno accelerato nei primi giorni. In ogni caso, l'attenzione dei clienti si è concentrata soprattutto su prodotti di qualità medio/bassa, sia per quanto riguarda l'abbigliamento, sia per quanto riguarda le calzature e gli accessori. In questo inizio di saldi, risultano le vendite di calzature e abbigliamento uomo, mentre rispetto agli altri anni il calo si registra soprattutto sull'abbigliamento femminile e l'accessoristica.

“Siamo in recessione e l'andamento iniziale dei saldi estivi conferma le nostre preoccupazioni - afferma Federica Grassini, presidente Federmoda di Confcommercio Pisa -  A causa delle liberalizzazioni, il susseguirsi nel corso dell'anno delle vendite promozionali incide sul comportamento di acquisto dei clienti. Dall'altro lato la situazione economica delle famiglie tende progressivamente a peggiorare. Con pochi soldi in tasca è difficile aumentare i consumi e l'attenzione anche alle piccole spese è ormai una consuetudine di gran parte della clientela. Le politiche di tagli e tasse, senza nessuna attenzione allo sviluppo, comprimono i consumi e deprimono le possibilità di crescita delle imprese”.

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