Cronaca

Scavi archeologici per i cassonetti interrati: ora servono risorse per lo studio sui reperti

Dopo 15 mesi di cantiere i reperti sono pronti per il lavoro di analisi e successiva divulgazione, ma occorre il finanziamento per le ricerche degli archeologi

I reperti raccolti nei cantieri conservati nella sede di Piazza Carrara della Soprintendenza

Il fascino della storia, le necessità concrete della vita cittadina. Contemperando questi due elementi si sono svolti i circa 15 mesi di cantiere, a partire dall'agosto 2015, che hanno portato alla realizzazione di 22 isole ecologiche interrate nel centro cittadino, con l'emersione di importanti ritrovamenti archelogici di epoche molto diverse fra loro, dal periodo tardo etrusco fino al XIX secolo.

I 27 scavi realizzati adesso sono stati richiusi, visibili solo dalle immagini raccolte dagli archeologi, con i reperti ben ordinati presso i locali a disposizione della Soprintendenza. Un patrimonio storico importante che necessita di sviluppo e valorizzazione ulteriore, al fine di essere divulgato ed approfondito, per non rimanere 'solo' generico materiale da esposizione.

"Finito lo scavo il lavoro è a metà - spiega l'archeologa della Soprintendenza Claudia Rizzitelli, che aveva la direzione scientifica dei lavori - una volta lavati e catalogati i reperti restano in magazzino; il nostro intervento durante i cantieri serve a tutelare i beni storici, poi il dopo non dipende solo da noi". Occorrerebbe infatti a priori una "gestione pensata sul lungo periodo. Abbiamo molte informazioni su Pisa e sappiamo cosa possiamo aspettarci dagli scavi, ma ogni volta è comunque diverso. Si deve quindi programmare restauri, come ricoprire, come valorizzare, avere risorse per finanziare studi che permettano la datazione dei reperti ed una successiva pubblicazione".

Con questi passaggi riesce a farsi quella divulgazione a carattere scientifico, con potenziale turistico, auspicata dagli stessi amministratori cittadini e dal soprintendente. Il coordinamento fra istituzioni c'è, ma così le difficoltà: "Ogni ente ha le sue responsabilità e risponde del proprio operato ad altri. Noi andiamo dietro ai lavori pubblici per fare gli scavi, e gli interessi fra noi sono diversi. E si deve mediare".

LE SCOPERTE: RIEMERSE LE MURA PRECOMUNALI

Da un lato la storia, dall'altro utenze e servizi per i cittadini. Pensare a scavi indipendenti o tenere aperti quelli fatti è utopia. Sempre Rizzitelli: "Sono opere costose e anche a volte irrealizzabili. La stratificazione vede i reperti più antichi oltre i 3 metri di profondità, si arriva a tali profondità per cantieri come il parcheggio di Piazza Vittorio, non sono interventi programmabili. Costa moltissimo anche tenere aperto quello che si trova a profondità minori: aree da tenere asciutte, da diserbare, rendere fruibili. Dovremmo lastricare di vetro tutta Pisa".

Per gli scavi dei cassonetti interrati Pisamo installerà dei pannelli informativi presso le isole icologiche a ricordo dei ritrovamenti. Una testimonianza, se si vuole, del contrasto inevitabile fra passato e presente. L'obiettivo resta la valorizzazione, ed il primo passo è la pubblicazione dei dati. Ma serve fare ricerca, quindi finanziamenti. "Per il lavoro di studio - valuta Rizzitelli - servirebbe almeno un anno, date le fonti ed i materiali trovati di epoche molto diverse. E 3-4 professionisti per i settori specifici di riferimento. I ricercatori vanno pagati, come Soprintendenza purtroppo non abbiamo i fondi". Il finanziamento pare quindi debba basarsi sul mecenatismo di enti istituzionali e territoriali. Un passato che ritorna, ancora una volta.

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