Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Scuole elementari Filzi senza palestra: l'attività fisica si fa in un'aula

La situazione obbliga i bambini a fare sport all'esterno quando possibile, ma anche in quel caso non mancano criticità. Il dirigente scolastico: "Facciamo il possibile, purtroppo negli anni non è stata trovata una soluzione"

Venticinque bambini in circa 60 metri quadri. L'educazione fisica presso le scuole elementari Filzi si fa in un'aula, dato che la struttura non ha una palestra. Una mancanza che pesa da tempo e che va a danneggiare soprattutto i 250 alunni, divisi in 10 classi. Ne risentono certamente la qualità dell'attività, limitata, e la sicurezza: soffitto basso, superficie e spazi non idonei, assenza di protezioni e strumenti. Di fatto una soluzione tampone, che però è ordinaria. Abbiamo cercato di capire le ragioni di questa situazione.

"Se dobbiamo prenderla da lontano - ha spiegato il dirigente scolastico Lucio Bontempelli del comprensivo Tongiorgi, di cui la scuola fa parte - il grosso del problema è che in passato l'attività motoria era considerata una materia di serie B, quindi non presa in debita considerazione nella realizzazione delle strutture scolastiche. Sappiamo invece oggi quanto è importante e considerata per l'educazione dei bambini. Il problema quindi di base è che Pisa ha scuole vecchie, ed alle Filzi la situazione è ancor più particolare: si fa palestra in un'aula. Piccola, non funzionale. Se dovessimo guardare le norme non si potrebbe fare, ma essendo comunque un'attività obbligatoria si fa quello che si può, con tutte le cautele del caso".

L'attività è quindi tarata in base alla situazione. "Quando il tempo lo consente - ha aggiunto l'insegnante Claudia Antoni - si fa attività all'esterno. Usiamo gli spazi come il prato o lo spiazzo con le mattonelle sul retro". Non è il massimo con il freddo invernale e comunque i problemi restano: "Abbiamo istruttori validi, ma i limiti ci sono. Se piove, anche poco, non si può fare nulla sull'erba, ed anche sulle mattonele si deve stare attenti perché si scivola". Di necessità virtù, come si suol dire. Come dimostra anche la rete da pallavolo attaccata fra due alberi nel parchetto adiacente. Ma possibile che non ci sia una soluzione?

"Ci abbiamo provato - ha raccontato il dirigente - ma non è andata bene. Una risposta non si può trovare senza finanziamenti statali. Il gestore è il Comune, ma fra patti di stabilità e carenze di risorse è difficile. Poi la dinamica dei bandi secondo me porta a storture: passare da questro strumento fa diventare straordinario quello che dovrebbe essere ordinario. E' vero che in passato, in generale a livello nazionale, nella scuola si è speso male, e quindi si deve controllare. Ma la situazione ora è opposta: si spende troppo poco e si fanno misure non organiche, senza una prospettiva a lungo termine".

Due sono state le possibilità recenti per avere una palestra, poi non andate in porto. "La prima 4 anni fa - ha ricordato Bontempelli - quando si pensò di poter usare la struttura dell'Itis. Era un periodo in cui c'erano in corso dei lavori, si propose di aprire un cancello interno, data la vicinanza fra i nostri plessi. Ci fu diffidenza da parte dell'istituto, più serviva anche un appoggio dalla Provincia. Io dico: si poteva intanto fare l'apertura e poi concordare un uso, se possibile. Finì che non se ne fece niente". Il secondo caso comportava una soluzione interna agli spazi scolastici: "Con l'interessamento del Comune e di un'associazione sportiva ci fu l'idea 2 anni fa di una tensostruttura da installare nel prato. Si sarebbe fatto un bando con poi da stabilire usi ed orari, sia per la scuola che per altri soggetti. Non andò bene per questioni di piano regolatore, si sarebbe dovuta comunque fare una base in cemento".

"Credo che quest'ultima idea in generale potesse essere una soluzione valida - ha commentato il dirigente - soprattutto perché un uso condiviso porta anche relazioni, valore aggiunto. Credo ad esempio che sarebbe bello aprire i parchi delle scuole alla cittadinanza. Purtroppo riscontro un po' di chiusura fra gli enti su questi aspetti di collaborazione. Come nel caso internet: alle Filzi non c'è, lo abbiamo portato con un ponte radio dalle Mazzini, quando lì vicino ci sarebbe la fibra dell'Università. Eppure, specie in questi tempi di ristrettezze economiche, il fare comunità credo possa essere la direzione giusta".

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