Cronaca

Scuole d'infanzia comunali allo Stato: "La cultura dell'educazione non ha prezzo"

L'ex assessore Chiofalo fa il quadro delle spese del servizio e, come i sindacati, avverte: "Se il soldi dedicati vengono tolti dal bilancio, non ci tornano più"

Si moltiplicano gli appelli per il mantenimento delle scuole d'infanzia comunali di Pisa, dopo la notizia del possibile trasferimento della gestione allo Stato. Dopo la lettera dei genitori, preoccupati per una "dismissione che danneggia i bambini", è anche l'ex assessore alle politiche educative della giunta Filippeschi, Marilù Chiofalo, ad analizzare il caso. 

"Da destra a sinistra negli ultimi dieci anni - dice l'ex amministratore facendo il quadro delle spese - non pochi erano dell'idea di dare allo Stato la gestione delle tre (di molte) scuole comunali rimaste. Un milione di euro da spendere per altro personale, diverso da educatrici e maestre (di maschi non si vede nemmeno l'ombra nel settore educativo con certezza fino a 6 anni). Magari polizia municipale. Ma anche altro. Un po' di dati per ordine di grandezza, tanto per capirsi al volo. Un milione di euro sono circa un sesto dell'intera spesa di servizi 0-6 anni, e corrispondono a poco più di 200 posti per bambine e bambini di scuola dell'infanzia (quelli che venivano spesi fino all'eliminazione della sezione alla scuola Agazzi lo scorso anno), e corrisponderebbero a poco più di 100 posti per bambine e bambini al nido. A Pisa tutte le bambine e i bambini da 3 a 5 anni vanno a scuola e circa la metà vanno al nido, quasi l'80% di queste in nidi accessibili da graduatoria comunale e il resto in nidi interamente privati".

"E' vero - prosegue - che ovunque in Italia si vive una diminuzione della natalità. E dunque, qualcuno dice, smantelliamo le scuole comunali. C'è un milione di buoni motivi per mantenere quel nucleo di tre scuole d'infanzia comunali. Tra questi è il valore che si assegna alla cultura dell'educazione: il messaggio culturale e politico che dai, mantenendole, vale ben più di un milione di euro, non ha prezzo. Una famiglia che considera l’educazione di figlie e figli prioritaria, non la affida ad un'altra famiglia, né la delega in bianco alla scuola: se ne occupa personalmente, anche se questo comporta tempo, fatica, spese. Poi c'è il fatto che, una volta tolti dal bilancio del personale, quei soldi sul bilancio non ci torneranno mai più: i bilanci comunali sono molto rigidi e le volontà politiche - di destra e di sinistra - sempre molto flaccide quando si tratta di educazione e istruzione".

L'ex assessore lancia così una proposta per mantenere le risorse nell'alevo educativo: "Supponiamo però per un attimo che eliminarle e liberare un milione di euro sul bilancio sia una idea brillante, in assoluto oppure anche solo in risposta alla denatalità. Allora la questione è ancora più semplice: investire quel milione di euro per offrire 100 posti di nido in più alle bambine e ai bambini di Pisa, e alle loro famiglie. Parliamo di circa il 10% delle bambine e dei bambini di Pisa fino a due anni, che ci sono e che al nido non vanno. Anzi, perché non trasformare le scuole d'infanzia in centri zerosei? Così da usarle come nido adesso, quando le domande di scuola d'infanzia sono diminuite per la denatalità, e riutilizzarle come scuole d'infanzia (se utile) quando la natalità ricomincerà a crescere. Oppure, peché non utilizzare una parte di quel milione per abbattere le tariffe dei nidi e una parte per trasformare le scuole d'infanzia in centri zerosei? Oltretutto, offrire servizi nuovi a costi ridotti è il miglior modo per contrastare la denatalità. Insomma, un milione di buoni usi per un milione di euro".

I sindacati: "Attenzione all'occupazione"

Tornano ad esprimere dubbi sulla scelta dell'amministrazione Rsu Comune di Pisa, Sindacato Generale di Base e Fp Cgil: "Abbiamo certezze per quanto riguarda l'esito di questa procedura di cessione delle nostre scuole? Siamo certi che lo Stato si affretterà ad accettare quello che il Comune si affretta a respingere? Quale sarà il destino delle Agazzi, delle Calandrini e delle Montessori se la carta della statalizzazione giocata dall'amministrazione non portasse ai risultati attesi? Rimarrebbero nel numero dei servizi comunali oppure sarebbero nel giro di pochi anni destinate a sparire del tutto? La statalizzazione delle tre scuole comunali ha, ovviamente, anche importanti risvolti occupazionali: la Giunta Conti infatti potrebbe decidere di destinare le insegnanti ad uffici e servizi che hanno carenza di personale riducendo la spesa comunali di decine di migliaia di euro ed evitando di bandire concorsi che favorirebbero nuova occupazione (del resto l'amministrazione Conti ricorre sovente alla mobilità da altri Enti). Non c’è inoltre alcuna garanzia che i soldi risparmiati grazie alla dismissione delle scuole vengano investiti in altri servizi educativi e culturali, anzi diversi documenti ufficiali fanno pensare che queste risorse saranno dirottate altrove".

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