Servizi educativi: le cooperative sociali chiedono un tavolo di confronto per ripartire

Mancano linee guida da parte del Governo, così viene chiesta una concertazione a livello locale per valutare come agire nella attuale 'fase 2'

Ripartire nella 'fase 2' in un modo nuovo e coordinato con i servizi educativi, per tutelare i più piccoli ed arginare l'impatto che l'emergenza Covid ha avuto proprio sui bambini da 0 a 6 anni. Chiedono un tavolo di confronto alle istituzioni locali le cooperative sociali del settore, con una lettera inviata agli assessori competenti dei comuni pisani, fino all'assessore regionale Cristina Grieco, per attivare in questo senso la Conferenza Educativa Zonale.

A scrivere la missiva sono state le coordinatrici pedagogiche delle cooperative Agape, Arnera, Il Simbolo e del consorzio infanzia Pisa Cip. "Il lockdown delle scuole e dei servizi educativi alla prima infanzia - avvertono - è stato un trauma non banale, così come i massimi esperti internazionali, pedagogisti, pediatri e neuropsichiatri hanno evidenziato in termini di salute; ma anche il rischio dell'ampliamento delle povertà educative, venendo meno la possibilità di accesso proprio a quei servizi che garantiscono da sempre pari opportunità di accesso ed equità socio/educativa, non è una problematica da sottovalutare".

Nell'attesa che vengano emanate nuove direttive a livello centrale per la riapertura, le educatrici scrivono che "la Regione sta lavorando ad un Cantiere di idee, subito operativo, con tavoli tematici per essere pronti ad acquisire le Linee Guida che saranno emanate dal Governo. Sul nostro territorio pisano non potremmo farlo anche noi?". Rilevano infatti che, seppure i servizi siano stati rimodulati per offrire una didattica il più possibile 'di prossimità', il contesto di relazioni non è sufficiente: "La pratica della cura per i più piccoli chiede altro, chiede una prossimità protetta, certo, ma comunque una vicinanza. Quello che abbiamo svolto nella 'fase 1' su indirizzo della Regione Toscana con l'appello al non abbandono educativo, non può più essere mutuato. Occorrono soluzioni nuove e originali".

Ecco che così le cooperative invitano alla concertazione le istituzioni locali, al fine di trovare proposte unitarie e sicure, per "convivere con questa pandemia". Fra i temi da analizzare ci sono ad esempio "forme alternative e nuove per spazi per le attività, come triage per gli educatori all'entrata e misurazione temperatura, anamnesi familiare per i bambini, sanificazione ambienti; prevedere lavori in micro gruppi; forme di accesso prioritarie per i bambini disabili, riprogettazione dei servizi educativi 0/6 anni comunali a gestione diretta e indiretta, in appalto o in convenzione per il prossimo anno educativo". 

In questo contesto il sindacato Sgb Pisa spinge per "rivedere regole e norme per assicurare dignità salariale e lavorativa a tutti", evitando di "mettere in competizione le strutture pubbliche al privato sociale". "In epoca pandemica - insiste - urge rivedere il rapporto regionale del rapporto tra educatrici e bambini, riprogettare gli spazi nelle strutture, mettere in sicurezza bambini e operatrici. Regione, Stato ed enti locali dovranno fare la loro parte rivedendo non solo il sistema delle regole vigenti, ma ridisegnando la mappa degli appalti uscendo fuori dalla logica del ribasso, dei mesi senza lavoro e non retribuiti, una logica che alla fine è convenuta a tutti, cooperative incluse. Per provare a rompere la gabbia degli appalti (qua la lettera aperta al sindaco Conti) e delle regole inique serve il protagonismo deilavoratori, la capacità di farsi promotori di istanze, progetti e rivendicazioni, acquisire la forza per avere i necessari margini di contrattazione". In questo senso "non volere approfittare dell'art 48 del 'Cura Italia' è un grave errore perchè dimostra la subalternità a regole inique che hanno costretto le stesse cooperative ad operare in situazioni di crescenti difficoltà".

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