Cronaca

Cultura, i sigilli al Teatro Rossi scatenano la protesta di 'Mi riconosci'

Gli attivisti pisani dell'associazione 'Mi riconosci', che raccoglie i professionisti dei beni culturali, esprimono preoccupazione per la chiusura di un punto di riferimento culturale in città

"Pisa, città candidata al ruolo di Capitale italiana della cultura per l’anno 2022, rischia di subire l’ennesima negazione di uno spazio sociale e culturale". Questa la denuncia delle attiviste e degli attivisti di 'Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali', riguardo ai sigilli che qualche giorno fa sono stati apposti all'ingresso del Teatro Rossi in via Collegio Ricci.

"Il Teatro Ernesto Rossi, luogo simbolo di protratto abbandono e di incuria di un bene pubblico, era stato occupato e riaperto nel 2012" spiegano gli attivisti pisani. "Da allora, l’Associazione 'Teatro Rossi Aperto' aveva restituito animazione e funzione all’immobile settecentesco, trasformandolo in un punto di riferimento culturale per la città".

Il comunicato prosegue con toni molto preoccupati: "Eppure da qualche giorno il teatro è stato sigillato con appositi lucchetti dall’Agenzia del Demanio che sarebbe intervenuta per motivi di sicurezza. Desta sconcerto e disappunto constatare che tutta l’operazione si è svolta senza informare gli attivisti dell’Assemblea Costituente, subentrata dalla fine del 2020 alla disciolta Associazione TRA".

L'associazione conclude così: "La vicenda assume contorni quasi grotteschi se si pensa che, a poche ore di distanza dalla serrata del teatro, l’assessore alla Cultura Pierpaolo Magnani ha presentato il Piano strategico per la cultura 2021-23, il cui obiettivo principale sarebbe proprio l’ottimizzazione della vita culturale tramite la valorizzazione di spazi cittadini scarsamente fruibili". "Tale progetto, secondo l’assessore, dovrebbe rivitalizzare le attività culturali in una città nella quale, tuttavia, i luoghi della cultura già esistenti stanno subendo un drastico ridimensionamento. E' il caso ad esempio della Biblioteca comunale, sita presso la chiesa di San Michele degli Scalzi".

E poi la stoccata nei confronti dell'amministrazione comunale: "Purtroppo, in assenza di una progettualità fondata sulle istanze della cittadinanza e delle associazioni attive sul territorio e sul loro coinvolgimento, risulta difficile pensare che  l’amministrazione pubblica nel suo complesso possa perseguire effettivamente l’interesse della collettività pisana nel settore della cultura".

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