Cronaca Centro Storico / Piazza Carrara

"Spreca una vita": il video degli Afterhours tra le penombre del Teatro Rossi

Il nuovo videoclip della canzone "Spreca una vita" degli Afterhours è stato girato da Graziano Staino nella suggestiva location del Teatro Rossi Aperto di Pisa. Il brano appartiene alla tracklist "Padania"

"Un giorno non giorno non vale di più di un prezzo elegante, per volare via aspetti qualcosa, lo aspetti una vita e poi quel qualcosa era proprio l'attesa. La gente divelta spezzata a metà da amore che manca o da quello che ha": inizia così il nuovo brano degli Afterhours girato dall'artista fiorentino Graziano Staino nel Teatro Rossi di Pisa, occupato per restituire a tutta la cittadinanza un importante spazio di condivisione culturale.

In occasione del Club tour 2013, gli Afterhours hanno pubblicato una release di Padania in collaborazione con l'etichetta fiorentina 'Black Candy Records', disponibile in CD e vinile da aprile. Il disco verrà distribuito in Europa, Giappone e Canada.

Come già scritto la location del videoclip è l'affascinante Teatro Ernesto Rossi, da troppo tempo abbandonato a se stesso. Aperto nel lontano 1771 in Piazza Carrara, ha ospitato grandi compagnie teatrali e messo in scena importanti spettacoli di prosa, lirica e ballo. Purtroppo nel 1966 ha chiuso i battenti, perché dichiarato inagibile. Lasciato in una situazione di abbandono per decenni, nel tempo è diventato anche un deposito per biciclette e motorini sequestrati. 

Da poco era stata portata a termine una ristrutturazione generale del valore di quasi 2 milioni di euro, finanziati da fondi statali e regionali, ma per mettere a norma il Teatro mancano ancora parecchi lavori di manutenzione. Lo scorso settembre una trentina di studenti e precari del mondo dello spettaccolo lo hanno occupato, riaccendendo i riflettori su un luogo simbolo e su quella che è la gestione degli spazi culturali pisani.

Nel video "Spreca una vita" vengono ripresi due uomini, un giovane e l'altro più anziano, che tra le note del brano cominciano a malmenarsi guardandosi in cagnesco. Si muovono velocemente tra le penombre e la maestosità del Teatro. La telecamera gira vorticosamente inquadrando i loggioni spenti e i due che gradualmente si fanno sempre più male, fino a che uno muore, sprecando la sua vita ma ridandola al Teatro.

"Oh bimbo diventa ciò che sei, adesso sei un uomo" conclude la canzone, che per contenuti ricorda molto un altro brano della band: "Riprendere Berlino", metafora di come sia importante riappropriarsi di qualcosa che si è perso ridandole vita e credendoci di nuovo, come nel caso del Teatro Rossi.

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