Statalizzazione scuole d'infanzia: "Danno per i lavoratori e la città"

Il Sindacato Generale di Base e Diritti in Comune criticano l'amministrazione pisana e quella regionale per la prosecuzione della procedura avviata dal Comune di Pisa

Pochi giorni fa il Comune di Pisa aveva annunciato l'approvazione del piano regionale dell'offerta formativa e del dimensionamento della rete scolastica per l'anno scolastico 2020/2021, documento nel quale rientra la previsione del passaggio allo Stato delle scuole d'infanzia Agazzi, Montessori e Calandrini. L'assessore regionale Cristina Greco ha poi in seguito puntualizzato che la Regione Toscana, per tale procedura, ha solamente posto un primo controllo formale, attribuendo la responsabilità delle previsioni all'amministrazione pisana

Sul punto interviene il Sindacato Generale di Base, che registra come "tra lavoratrici, genitori e sindacati serpeggia sfiducia verso la classe politica. Dietro alla statalizzazione delle materne comunali a Pisa si celano alcuni interessi, come il bisogno di indirizzare le educatrici verso ruoli amministrativi per colmare le deficienze del piano occupazionale della Giunta Conti, o di utilizzarle per allungare l'orario di apertura dei nidi". Sgb critica anche la Regione: "L'assessore  Grieco intervenuta nell'assemblea alla Leopolda, ha detto che la Regione non può intervenire in merito alle richieste dei territori e quindi se Pisa ha scelto di statalizzare le scuole dell'infanzia comunale è una decisione della Giunta Conti sulla quale la Regione non può far nulla. Ma l'assessore regionale non dice quanto sarebbe necessario, ossia che questa scelta è sbagliata nel merito e nel metodo, non si chiede quali siano le politiche educative triennali della Giunta Conti, quali gli investimenti in bilancio per i settori educativi, domande dirimenti per fare invece chiarezza sui reali intenti".

Si configurerebbe quindi "una sorta di scaricabarile che vede come vittime non solo le famiglie, ma le educatrici e soprattutto il personale degli appalti per i quali non esistono clausole sociali a tutela dei posti di lavoro che andranno perduti. E poi non una parola spesa sull'aggiornamento delle educatrici dell'infanzia per la prevenzione dei disturbi specifici dell'apprendimento sempre più diffusi. Le linee guida regionali dell'infanzia non entrano nel merito della gestione di nidi e materne, sono state costruite per dare indirizzi univoci tanto alle strutture pubbliche quanto a quelle private in convenzione, sono tralasciate parti rilevanti come quelle legate alle condizioni di lavoro delle operatrici all'interno dei nidi".

Promette battaglia il gruppo consiliare Diritti in Comune, sia a livello comunale che regionale: "Pur di mettere le mani sul milione di euro fin qui destinato a finanziare i servizi educativi del Comune, la giunta Conti vuole chiudere in maniera irreversibile una pagina storica della città, rappresentata dalla lunga e ricca sperimentazione pedagogica condotta alle Montessori, alle Calandrini e alle Agazzi. Verrebbe così liquidato lo specifico patrimonio di competenze delle maestre comunali, destinate ad altri incarichi nella macchina comunale che poco o nulla hanno a che vedere con la loro professionalità. Pur di dire che allungherà gli orari di apertura dei nidi (cosa che va fatta destinando risorse aggiuntive), la giunta farà semplicemente perdere il posto di lavoro alle addette esternalizzate alla guardiania e allo sporzionamento dei pasti".

"Critichiamo al contempo la decisione della Giunta regionale - spiega la lista - che, a fronte di una decisione della Conferenza di zona contraria alle proprie stesse linee guida in materia di programmazione delle politiche educative, si è limitata a prendere atto di quanto avvenuto senza esprimere una valutazione negativa, nel metodo e nel merito. Così facendo ha anche disatteso ed ignorato una precisa indicazione che veniva dal Consiglio regionale, che aveva approvato una mozione del nostro gruppo 'Sì Toscana a sinistra' a difesa delle scuole comunali dell'infanzia, delle famiglie e delle lavoratrici".

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"La richiesta di statalizzazione deve ancora ricevere l'approvazione ministeriale - fa il punto Diritti in Comune - e, comunque, non potrà avvenire in un'unica soluzione. Faremo sentire anche a quel livello la nostra voce e quella di tutti i soggetti mobilitati contro la dismissione delle scuole comunali dell'infanzia. Intanto denunciamo che, finora, l'assessorato comunale non abbia fatto svolgere nessun Open Day nelle Agazzi, nelle Montessori e nelle Calandrini: non vorremmo fosse una strategia per anticiparne la chiusura, che ancora non è stata decisa, scoraggiando le famiglie dal fare domanda in quelle scuole. Allo stesso modo, non vorremmo che l'amministrazione comunale, per portare avanti il progetto, a gennaio prossimo replicasse per qualche scuola il triste copione già seguito per la chiusura della sezione '3 anni' delle Agazzi, facendo scomparire qualche altra sezione dalla lista di quelle disponibili".

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