Scuole d'infanzia allo Stato, l'assessore: "Procedura in corso, non ci saranno tagli"

L'assessore Munno riferisce che ci vorranno mesi per l'iter ed assicura che non ci saranno chiusure o variazioni di spesa nel settore. Critici i sindacati

L'assessore alle politiche socioeducative Sandra Munno, rispondendo all’audizione in Terza Commissione Consiliare, ha presentato lo stato dell’arte sul processo di statalizzazione delle tre scuole materne comunali, Agazzi, Montessori e Calandrini. "Il processo di statalizzazione è un processo molto lungo. E' un progetto dell’amministrazione di lungo raggio che verrà attuato in maniera graduale, a partire dalle scuole Agazzi, che presentano il problema principale di carenza di personale.  L’obiettivo principale è mantenere un sistema educativo pubblico, che assicuri standard elevati di qualità del percorso scolastico in maniera omogena in tutto il territorio comunale, la gratuità del servizio, attualmente non garantita dalle scuole comunali e, attraverso l’inserimento delle materne interessate nell’ambito degli istituti comprensivi di riferimento, poter garantire non solo la continuità didattica, ma anche un maggiore radicamento del servizio nel territorio".

"Ho già incontrato alcuni rappresentanti dei genitori delle scuole materne comunali con cui ho parlato del progetto - prosegue l’assessore - e fisserò a breve altri incontri con i genitori interessati, per spiegare l’obiettivo, l’iter e i tempi del processo. Prima di intraprendere questo percorso mi sono consultata con tutti gli organi previsti: con la segreteria tecnica del Cred, con il Provveditore, con gli istituti comprensivi Fucini, Toniolo e Tongiorgi favorevoli all’inserimento delle materne nei loro plessi. La nostra proposta è stata formulata e discussa al tavolo della Conferenza Zonale e al Tavolo Provinciale integrato di concertazione e programmazione dell’offerta formativa comprensivo di tutte le Zone. Il percorso è lungo e solo al momento in cui il trasferimento verrà approvato dal Ministero, i cui tempi di risposta richiedono ancora alcuni mesi di attesa, sarà avviato un processo di trasformazione che, per un primo momento riguarderà la scuola dell’infanzia Agazzi, dove le sezioni saranno mantenute, e poi, negli anni successivi, le altre scuole comunali".

"Per rispondere - conclude Munno - a chi ci accusa di risparmiare risorse dal settore educativo per distribuirle in altri capitoli di spesa, ribadisco che le risorse rimarranno nel settore educativo e andranno da un lato a potenziare il servizio degli asili nido, riducendo i costi delle rette per le famiglie, e dall’altro a istituire nuovi servizi di dopo scuola, in modo da essere, attraverso un prolungamento dell’orario dei servizi, di maggiore supporto alle famiglie nella crescita ed educazione dei bambini. Le nostre risorse si andranno quindi ad aggiungere (e non a togliere) a quelle dello Stato, per ampliare l’offerta dei servizi educativi rivolta non solo a una parte dei cittadini, come è avvenuto fino ora con l’investimento nelle tre materne comunali, ma rivolta all’intera cittadinanza, con servizi a disposizione di tutte le famiglie del territorio comunale. Dal punto di vista del personale coinvolto, infine, il passaggio anche qui sarà graduale e le insegnanti verranno mantenute all’interno dei nostri servizi educativi".

La protesta dei sindacati

Non si placa però la contestazione dei sindacati. Rsu Comune di Pisa, Sindacato Generale di Base, Fp Cgil Pisa e Cobas Lavoro Privato Pisa insistono: "Mai ci saremmo aspettati di vedere una Giunta nell'opera di cancellare decenni di esperienze educative giudicando le scuole dell'infanzia inutili e dannose per il Comune. Non è detto poi che lo Stato voglia farsi carico delle tre materne comunali, ma in questa vicenda ci sono aspetti preoccupanti". 

"L'amministrazione comunale - scrivono - redige un piano di fabbisogno di personale che non prevede assunzioni di educatrici, amministrativi e tecnici nei numeri adeguati alle esigenze dei servizi. Ritiene inutile investire nei servizi educativi, pensa solo a ridurre le spese del personale e a ridurre gli organici impiegando, un domani, le educatrici come impiegate. Non investe neppure sui nidi, i soldi risparmiati per le materne non saranno destinate ad aprire nidi di infanzia, fermo restando che non sarebbe per noi sostenibile il baratto tra nidi e materne. Preferisce andare avanti con la propria statalizzazione negando sezioni della scuola di infanzia a comuni limitrofi che ne avrebbero urgente bisogno per fronteggiare le richieste di iscrizione. Fa finta di ignorare che la fine delle tre materne comunali avrà ripercussioni negative anche sul personale in appalto che si troverebbe licenziato dopo anni di attività nelle scuole comunali pur con diversi datori di lavoro. Chi sostiene la statalizzazione delle tre materne non salvaguarda gli interessi della città e della cittadinanza. Una decisione folle e inaudita che merita la nostra opposizione!".

Giovedì 28 novembre è prevista la discussione in Consiglio Comunale, sarà presente una delegazione delle lavoratrici "per ribadire la loro posizione contraria ad ogni ulteriore depotenziamento dei servizi educativi comunali".

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