Cronaca Centro Storico / Ponte di Mezzo

Pisa contro ogni guerra: uno striscione sventola su Ponte di Mezzo

E' l'iniziativa promossa dall'Assemblea dell'Aula R che non condivide l'eccessiva militarizzazione delle città che alimenta "il clima di perenne allerta per un pericolo che non si riesce ad identificare". Critiche alla Francia

Uno striscione che sventola su Ponte di Mezzo. Sopra si legge 'Pisa contro ogni guerra. Militarismo=Terrorismo'. L'iniziativa è stata lanciata dall'Aula R che si schiera contro il dispiegamento di forze dell'ordine presente in tutta Europa dopo i terribili fatti di Parigi.

"Il terrorismo di matrice islamica sembra giustificare l'ennesimo aumento della militarizzazione, il cui effetto principale è quello di alimentare il clima di perenne allerta per un pericolo che non si riesce ad identificare - dicono dall'assemblea - questo non fa altro che incrementare la xenofobia, l'intolleranza e la paura per ciò che non si conosce, mentre la causa dell'attuale situazione politica mediorientale è da riscontrarsi in ben altri motivi. Le politiche dei governi occidentali e la loro propaganda, così come quelle dell'ISIS, altro non fanno che esasperare l'intolleranza culturale e la violenza. Ma se si vuole davvero parlare di ISIS occorre tener ben presente che cosa sia - proseguono - perché ridurlo alla mera definizione di frangia terroristica islamica è una riduzione funzionale a determinate posizioni politiche". "L'ISIS - spiegano dall'Aula R - è un movimento che si origina nelle carceri americane del Medio Oriente, costruite per torturare i prigionieri dell'Afghanistan e dell'Iraq che, prima di essere catturati, per anni sono stati armati ed addestrati dai paesi NATO e dalle petromonarchie del Golfo. Oggi lo Stato Islamico non può essere considerato esclusivamente come un 'prodotto' del radicalismo religioso, bensì il risultato del supporto logistico-militare indiscriminato e strumentale del fronte ribelle da parte dell'Occidente e dei suoi alleati mediorientali".

"Per questa ragione scegliamo di non limitarci a dichiararci contro la guerra, ma decidiamo di essere contro ogni guerra, specialmente se ha come movente la sottomissione dei popoli per l'appropriazione delle loro risorse - aggiungono - per la stessa ragione non riteniamo corretto che a Pisa sia stata issata la bandiera della Francia: lo stato della tanto decantata révolution era ed è tutt'oggi una delle maggiori potenze colonialiste. Ne è diretta testimonianza la guerra che da due anni devasta il Mali, un'operazione che purtroppo dimostra che determinate politiche guerrafondaie non appartengono solo al passato come, invece, vorrebbero farci credere. Se ci si volesse realmente opporre alla guerra non si dovrebbe fieramente sventolare la bandiera di uno stato simbolo della violenza coloniale, ad oggi totalmente incapace di favorire l'integrazione dei suoi cittadini, benché estremamente multietnico. Non sono il colore della pelle o la religione il problema, perciò scegliamo di opporci a questa retorica".

"Questa non è la nostra guerra, non è la guerra dei francesi o degli occidentali, non è la guerra dei mediorientali - concludono - questo è il conflitto tra imperialismi, tra interessi economici e geopolitici, mascherati da scontro culturale tra l'occidente cristiano e il mondo arabo musulmano. Nostri sono solamente i morti, non le guerre".

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