Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Suicidio al carcere Don Bosco: "Gravi problemi di sovraffollamento"

L'intervento del garante dei detenuti della Toscana dopo che un 30enne, in carcere per reati legati allo spaccio, si è tolto la vita nella serata di martedì

E' un senegalese di 30 anni il detenuto che nella tarda serata di ieri, martedì 11 dicembre, si è tolto la vita nel carcere Don Bosco di Pisa. Il giovane era in custodia cautelare dal 7 novembre e in attesa di giudizio per fatti inerenti il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. Dalla direzione del carcere fanno sapere che si trattava di un soggetto problematico che soffriva di disturbi psichiatrici

Ieri sera il 30enne era stato assistito in infermeria e riportato in cella intorno alle 22. Una volta rientrato si è impiccato. Il compagno non si sarebbe accorto di niente, essendo in bagno. Gli agenti della polizia penitenziaria sono intervenuti immediatamente chiamando il 118: ogni tentativo di rianimazione è stato però vano e dopo mezz’ora è stata constatata la morte del detenuto. "Si tratta del terzo suicidio avvenuto in carcere quest’anno nella nostra regione" fa notare il garante dei detenuti della Toscana, Franco Corleone che aggiunge: "Pare che il giudice abbia disposto l’autopsia e che sia stata aperta un’indagine per accertare l'accaduto".

L’accusa per il quale il giovane era stato imprigionato era di violazione dell’articolo 73 della legge antidroga. Si ripresenta così la questione degli effetti della detenzione per piccolo spaccio e quella del sovraffollamento delle carceri: "Un reato che porta a sovraffollare le nostre carceri - prosegue il garante - con oltre il 30% di detenuti nei penitenziari toscani che sono dentro per reati di spaccio. A ieri, nel Don Bosco di Pisa erano detenute 285 persone, di cui 42 donne e 162 stranieri. La capienza regolamentare è di 206 detenuti. In Toscana i detenuti sono 3406, di cui 129 donne e 1689 stranieri, a fronte di una capienza di 3.146. In Italia è stata superato il tetto dei 60mila detenuti. Sono troppi i suicidi in carcere e sono molto gravi le situazioni di sovraffollamento".

"La mancata riforma dell’ordinamento penitenziario - conclude Corleone - ha provocato delusione ed esasperazione nella popolazione carceraria. Non vi è consapevolezza della gravità della situazione nel Governo, nel Ministro della Giustizia, e anche nel dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e nel suo capo. Tutta questa situazione richiederebbe un cambio di politica e invece si continua a pensare a una repressione cieca, che provoca disastri".

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