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Caso Scieri, svolta nelle indagini: arrestato ex commilitone accusato di omicidio volontario

L'inchiesta della Procura di Pisa e della Questura di Firenze: "Atti di nonnismo, poi fu lasciato a terra agonizzante". L'arrestato stava per fuggire dall'Italia. Altre due le persone indagate

Dopo quasi vent'anni c'è una svolta nelle indagini sulla morte di Emanuele Scieri avvenuta il 13 agosto del 1999, presso la Caserma dei Paracadutisti 'Gamerra'. Nella giornata di ieri, mercoledì 1 agosto, un ex commilitone di Scieri è infatti finito agli arresti domiciliari con l'accusa di omicidio volontario. Un'accellerazione improvvisa dovuta al pericolo di fuga dell'indagato. L'uomo - che era già stato ascoltato dagli inquirenti insieme ai suoi avvocati, avvalendosi della facoltà di non rispondere - secondo gli investigatori della Polizia era pronto a fuggire negli Stati Uniti dopo aver appreso delle indagini a suo carico.

Oltre all'arrestato sono iscritte nel registro degli indagati altre due persone, una delle quali sarebbe ancora in servizio nell'esercito. A fare il punto della situazione è stato questa mattina, giovedì 2 agosto, il procuratore capo di Pisa, Alessandro Crini, nel corso di una conferenza stampa convocata in Procura. Crini non ha fornito molti elementi riguardo gli indizi a carico dell'arrestato precisando "che si tratta di un'indagine complessa e che deve ancora andare avanti".

Ha però fornito diversi elementi di contorno che aiutano a capire il clima che si respirava in quei mesi nella caserma dove Scieri perse la vita. Un clima caratterizzato da un'escalation di episodi e atti di nonnismo che si verificò in particolare nei mesi di giugno e luglio '99, alcuni giorni prima quindi dell'arrivo di Scieri. "Una situazione - ha detto Crini - che aveva creato anche un certo allarme nell'ambito della gestione della caserma. Tant'è che ad inizio agosto, quindi a monte della vicenda Scieri, venne sostituito il generale comandante".

Video: "Nonnismo pratica diffusa, riscontri sul corpo di Emanuele"

La pratica diffusa era in particolare quella era quella dei cosidetti 'pompeggi': flessioni, a cui erano costretti i militari più giovani, durante le quali le reclute venivano percosse nei muscoli dorsali dai colleghi anziani, "seduti a cavalcioni" sulla loro schiena. La vicenda di Scieri, rappresenterebbe, secondo gli investigatori, "la degenerazione di una pratica consolidata".

Scieri arrivò alla Gamerra, insieme ad altre reclute, nello stesso giorno in cui perse la vita: il 13 agosto '99. Il suo corpo fu ritrovato 3 giorni dopo ai piedi di una torre dismessa di prosciugamento dei paracadute all'interno della Caserma. Nessun indizio al momento farebbe pensare che il ragazzo, all'epoca 27enne e appena laureato, potesse essere stato subito preso di mira dai suoi colleghi più anziani. "Ed anzi - ha detto Crini - esiste una sorta di 'statuto' non scritto del nonnismo che dice di non toccare gli allievi appena arrivati". 

Forse Scieri si trovò quindi per caso in compagnia dei suoi assassini che dopo averlo aggredito lo avrebbero poi costretto a salire sulla torre dalla quale sarebbe poi caduto nel vuoto. "Abbiamo accertato - ha detto Crini - come quel luogo, una specie di discarica, fosse un'area dove avvenisse un notevole consumo di droga, hashish e marijuana". 

Diversi gli indizi che dimostrerebbero le violenze subite da Scieri prima della caduta. "Ci sono elementi - ha aggiunto il procuratore - come ad esempio la maglietta arrotolata che sono incompatibili con una caduta. Così come le lesioni al piede e al polpaggio sinistro. Ci sono poi le scarpe slacciate, una delle quali, la sinistra, addirittura non calzata, che dimostrano come Scieri fu costretto a togliersi i pantaloni". 

"Abbiamo ritenuto di accertare la permanenza in vita di Scieri - ha detto ancora il procuratore - e siamo arrivati alla conclusione che ci fosse il tempo per soccorrere Emanuele e per questo contestiamo l'omicidio volontario proprio perché il giovane è stato lasciato agonizzante a terra". Il suo corpo fu poi ritrovato solo 3 giorni dopo, il 16 agosto.

L'indagine era stata riaperta dalla Procura di Pisa a settembre del 2017 dopo la richiesta della Commissione parlamentare d'inchiesta. "Abbiamo ripreso le indagini svolte all'epoca - ha affermato Crini - sviluppandole e tenendo anche conto delle conclusioni della Commissione di inchiesta. Questa mattina - ha concluso Crini - abbiamo avvertito di questi sviluppi la mamma di Emanuele. Ci è sembrato un gesto doveroso".

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