Gioco del Ponte: recuperati due targoni storici

Sono uno del San Marco del 178 e l'altro del Sant'Antonio del 1807. Saranno messi in mostra al corteo del 30 giugno e saranno esposti alla Cittadella per la mostra 'Il Gioco dei Signori Pisani'

Dopo il targone ligneo da parata di fine ‘700 della magistratura dei Dragoni e la bandiera del’ 700 in seta di Orly raffigurante il cinghiale della magistratura di Sant’Antonio, Pisa ha recuperato altri due reperti. Si tratta di due targoni storici, uno del San Marco del 1785 e l’altro del Sant’Antonio del 1807. "Sono stati ritrovati nelle cantine dell’Abbazia di San Savino a Montione, sospesi per due secoli ad una trave di un soffitto di un locale asciutto e ottimamente areato" racconta Fausto Trivella. "Si tratta - spiega l'esperto Antonio Pucciarelli - di una coppia di targoni da combattimento delle squadre impegnate nel Gioco del Ponte del periodo Granducale del XVIII e XIX secolo". 

L'assessore al patrimonio del Comune di Pisa Federico Eligi ringrazia la famiglia Trivella che ha deciso di metterli a disposizione del Comune: "Li esporremo alla mostra in corso alla Cittadella e durante il corteggio storico del 30 giugno".

I due targoni appartengono alla tipologia di arma da botta. La loro forma, la loro decorazione con i loro colori, li riconoscono spettanti, uno alla squadra del San Marco nel gioco del 1785 e l’altro, datato 1807, alla squadra di Sant’Antonio. Costruiti in legno di pioppo, di misure di circa cm 108x23 e peso che non superi le 5 libbre (fra 2,4 e 2,8 chili) recano entrambi sul retro i sigilli di omologazione impressi dal Commissario Granducale di Pisa, rappresentati da un cerchio contenente le lettere AVC, Auditore Vicario Cercignani, e la data 1785 per quello del San Marco, mentre quello del Sant’Antonio la data dell’anno 1807 è sottoposta alle lettere VMN, Viviani Marchese Nicolò, il Governatore Militare e Civile della città di Pisa, sormontata da una corona.

Il targone del San Marco presenta un dipinto su campo ocra che richiama l’impresa di un leone alato che impugna una spada, poggiante su un libro aperto. E’ presente un ornato con volute floreali sormontato da un motto: 'Forte e duro'. Il retro presenta ancora intatte le due maniglie di impugnatura. Il Targone del Sant’Antonio presenta un dipinto a tralci fogliati ocra su campo carminio che ospita un verro galoppante di tinta scura, mentre all’estremità più ampia è inserito uno stemma ovoide inquartato nei colori nero e bianco. Nel retro sono presenti le due maniglie di impugnatura.

Le spiegazioni di Pucciarelli rilevano come "per la loro datazione, risultano reperti di notevole interesse culturale e storico per la città ed il Gioco del Ponte. Quello datato 1785 rappresenta l’anno in cui il Granduca, a seguito dell’imposizione sulla nuova tipologia di arma che voleva imporre per il combattimento, ne vietò a seguire, l’esecuzione, mentre quello del 1807, dopo 22 anni di interruzione, segna l’anno vero e proprio della fine del Gioco stesso. Il loro discreto stato di mantenimento è dovuto principalmente alla casuale modalità di conservazione che li ha visti sospesi per oltre due secoli ad una trave di un soffitto di un locale asciutto e ottimamente areato posto nelle cantine dell’Abbazia di San Savino a Montione, dove sono stati rinvenuti nella metà del 1970 dalla famiglia Trivella di Pisa, allora proprietaria del complesso abitativo".

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