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Coronavirus: telepresenza con i robot in corsia per la cura dei malati

E' il progetto Lhf-Connect sperimentato presso l'Aoup. Il robot consente di mettere in contatto con il mondo esterno i pazienti, fornendo loro assistenza e riducendo i rischi di contagio degli operatori sanitari

Controllare i pazienti ricoverati affetti da Covid-19 in remoto, connettendoli anche con le loro famiglie e amici attraverso le video chiamate per alleviare i lunghi periodi di degenza. E' possibile grazie a un robot di telepresenza, ora operativo nelle corsie dell'Auop di Cisanello. Il robot, guidato tramite un software sviluppato da un team di ricerca dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) in collaborazione con l’Università di Pisa e rilasciato gratuitamente e open source, permette di diminuire l’esposizione del personale sanitario al virus e ridurre così la possibilità di contagio.

Dotato di intelligenza artificiale che ne aiuta la navigazione, il robot viene supervisionato a distanza da una persona che gli impartisce gli ordini. Al momento il robot viene utilizzato con l’assistenza remota di ricercatori o di operatori sanitari, ma il progetto prevede di istruire i volontari che offriranno alcune ore per guidare a distanza i robot nei reparti Covid-19 che li richiedono, aiutando il personale sanitario già sovraccarico di attività. I volontari possono dare la propria disponibilità sul sito del progetto. 

Tecnicamente LHF-Connect è costituito da una base mobile realizzata modificando un’aspirapolvere robotico commerciale, da un piedistallo e due cellulari o tablet. La spesa complessiva dei componenti necessari si aggira intorno ai 1000 euro, mentre il software viene rilasciato gratuitamente e reso disponibile a tutti i coloro che vogliano utilizzarlo o migliorarne le funzionalità. 

"Un semplice robot di telepresenza - afferma Antonio Bicchi, ricercatore IIT, professore all’Università di Pisa - è di grande aiuto per gli operatori, continuamente esposti a rischi di contagio, e per i ricoverati in reparti Covid-19, che rimangono isolati per settimane senza poter avere contatti con le proprie famiglie. Il nostro obiettivo è dare ora il nostro contributo per la gestione delle strutture ospedaliere e un leggero sollievo ai ricoverati e alle loro famiglie". Le potenzialità del progetto potranno essere ulteriormente sviluppate "e saranno utilissime - dice Mauro Ferrari, professore di Chirurgia e Direttore del Centro ENDOCAS dell’Università di Pisa - per disegnare una assistenza sanitaria molto più improntata sull’uso della telemedicina".

"Una volta finita l'emergenza Covid-19 - dichiara il direttore generale dell’Aoup Silvia Briani - riprenderanno gradualmente tutte le attività dell'ospedale ma niente potrà più essere replicato con le stesse modalità della fase pre-Covid-19 perché ci saranno nuovi standard di sicurezza cui attenersi. Per cui stiamo già lavorando alla cosiddetta 'ripartenza' in accordo con le indicazioni regionali e queste potenzialità offerte dal dispositivo, in particolare sulla telemedicina/teleconsulto sono interessanti e meritano quindi di essere testate".

Qualsiasi struttura sanitaria che abbia bisogno di questa soluzione può collegarsi al sito www.lhfconnect.net dove, oltre a poter vedere il robot in azione, sono disponibili tutti i disegni, il software e le istruzioni per chiunque voglia replicare il dispositivo. Questa e altre iniziative saranno anche presenti sulla piattaforma TechForCare.com e sul sito istituzionale dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). (https://www.iit.it/iit-vs-covid-19). "Un progetto concreto - commenta il Rettore dell'Università di Pisa, Paolo Mancarella - che dà un contributo sostanziale nella gestione di questa emergenza che coinvolge ogni ambito della nostra vita, compreso quello affettivo". 

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