Coronavirus: "Ho fatto il tampone, dopo 72 ore ancora non so il risultato"

Una nostra lettrice segnala disservizi e tempi d'attesa lunghi per conoscere il risultato del test: "Così si bloccano famiglie, aziende e scuole. Serve più collaborazione"

Tempi d'attesa troppo lunghi per conoscere l'esito dei tamponi per la ricerca del Covid 19. E' il disservizio che segnala una nostra lettrice. "Venerdì 11 settembre ho fatto il test a Pisa - spiega la donna - in quanto venuta a contatto diretto con due persone risultate positive. Da buon cittadino non appena mi hanno resa a conoscenza di essere potenzialmente positiva ho informato il mio medico il quale mi ha inserita nella lista di coloro che avrebbero dovuto fare il tampone di controllo. Tutto ciò ha significato non solo un ovvio ed istantaneo isolamento domiciliare per me e per tutta la mia famiglia ma anche uno stato di allerta per tutti i nostri colleghi di lavoro ed amici che volenti o nolenti hanno avuto contatti diretti con noi".  

Ad oggi, dopo più di 72 ore di attesa però "non esiste ancora nessun referto nè sul fascicolo sanitario nè sul link messo a disposizione dalla Regione Toscana. L’unico numero di emergenza Covid che si riesce a rintracciare dichiara che un operatore sarà disponibile 7 giorni su 7 fino alle ore 20 ma di fatto poi parte una segreteria che chiede di lasciare un messaggio. Io e il mio compagno abbiamo la possibilità di lavorare da casa ma nel frattempo mio figlio ha perso il primo giorno di scuola (l’unico giorno certo di un anno scolastico che si prospetta tra i più duri e improbabili)".

Da qui una serie di interrogativi: "Se il referto viene promesso in massimo 48 ore, (addirittura 24 se positivo) perché si verificano tali ritardi? Perché i giornali vengono aggiornati tramite i bollettini mentre le persone interessate da tale bilancio non sono informate? Perché i link e gli indirizzi mail a supporto forniti non funzionano mai? Le tantissime persone che non hanno la fortuna di usufruire dello smart working cosa dovrebbero fare? Prendere ferie? Permessi? Aspettative? Certificati? Chi restituisce ai ragazzi giorni di scuola inutilmente persi?"

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Un disservizio che secondo la donna "blocca totalmente famiglie, aziende e scuole. Perché un risultato che non arriva non riguarda una sola persona ma decine di persone (nel migliore dei casi) che dotate di un sano senso civico evitano di uscire e potenzialmente contagiare altre persone (spesso con forti ripercussioni lavorative). Con tale sconclusionato modus operandi, si rischia di ottenere ancora più caos, le persone smetteranno di essere collaborative, se ne fregheranno e inizieranno a infischiarsene di contagi e quant’altro. In molti mi hanno detto 'Chi te lo ha fatto fare? Avrei fatto finta di niente'". 

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