Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Trapianto di fegato: l'esperienza pisana sull'American Journal of Transplantation

Lo studio dell’Unità operativa di Chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell’Aoup si concentra sull'utilizzo dei donatori di fegato anziani, sottolineando la possibilità di raggiungere risultati paragonabili a quelli di donatori molto giovani

L’editoriale del mese di settembre dell’American Journal of Transplantation (la più prestigiosa rivista scientifica di chirurgia dopo Annals of Surgery) sarà dedicato all’esperienza dell’Unità operativa di Chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell’Aoup diretta dal Prof. Franco Filipponi. Nello stesso numero, infatti, vengono pubblicati i risultati di un importante studio condotto dai medici della struttura pisana sull’utilizzo dei donatori di fegato anziani.

I risultati della ricerca mostrano che un’accurata selezione del donatore e un’appropriata allocazione donatore-ricevente permettono di ottenere, anche nel lungo periodo, risultati paragonabili a quelli di donatori molto giovani, sia in termini di sopravvivenza d’organo che di paziente. Le stesse ricerche, presentate a Londra al congresso dell’ILTS (International Liver Transplant Society) di giugno, avevano ricevuto il prestigioso Young Investigator Awards essendo state selezionate tra i migliori contributi scientifici clinici.


La specifica epidemiologia della morte cerebrale in Toscana e, più in generale, di tutti i paesi europei, ci obbliga a confrontarci con donatori di età molto avanzata, spesso anche oltre gli 80 anni, ma che costituiscono comunque una risorsa eccezionale per pazienti in insufficienza epatica terminale. Gli autori dell’editoriale, tra cui il prof. Lai e il prof. Covinsky, rispettivamente della divisione di Epatologia e Geriatria della UCSF (Università della California in San Francisco), nel riconoscere l’eccezionalità dell’esperienza pisana, avanzano ipotesi su potenziali diversità biologiche (in termini di incidenza di fattori di rischio per patologie cardiovascolari ed epatiche) tra la popolazione americana ed europea che potrebbero essere alla base di una 'maggiore riserva biologica' di questi ultimi. L’applicazione degli algoritmi di valutazione e di selezione dell’Unità operativa di Chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell’Aoup, unita ad una più approfondita valutazione dello stile di vita del donatore sono, secondo gli autori, elementi potenzialmente efficaci nell’aumentare il numero di potenziali donatori, contribuendo così in maniera sostanziale alla riduzione della mortalità in lista di attesa.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Trapianto di fegato: l'esperienza pisana sull'American Journal of Transplantation

PisaToday è in caricamento