Cronaca

Tumore alla tiroide: i risultati (confortanti) di una ricerca lunga 40 anni

La probabilità che un nodulo sia maligno è rimasta invariata al 3% nelle ultime 4 decadi. Lo ha dimostrato uno studio del professor Angelo Carpi dell'Ateneo pisano condotto su circa 10mila pazienti dal 1972 ad oggi

La notizia è di quelle che rassicura. Lo studio condotto dal professor Angelo Carpi del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa in collaborazione con l’Unità di Epidemiologia e Biostatistica dell'Istituto di Fisiologia del CNR di Pisa su circa 10mila pazienti, dal 1972 ad oggi, ha dimostrato che la possibilità che un nodulo tiroideo sia maligno è rimasta invariata nelle ultime quattro decadi. 

"Dal punto di vista scientifico - spiega il professor Carpi - è la prima volta che viene condotta una ricerca che copre un arco di tempo così lungo, di fatto ho messo insieme tutta la casistica che ho affrontato nel corso della mia carriera, con pazienti provenienti da tutta l’Italia e specialmente dalla Toscana".

 I risultati ottenuti sono stati pubblicati il 31 ottobre scorso sulla prestigiosa rivista internazionale PLOS ONE. Dallo studio è possibile ricavare importanti indicazioni su come curare il tumore alla tiroide. L’importante è affidarsi sempre di più a tecniche capaci di selezionare i pochi cancri tiroidei dalla gran parte dei noduli benigni che di solito non richiedono l'intervento chirurgico.

"L'agobiopsia tiroidea che utilizziamo da 30 anni - chiosa il professore - si è dimostrata sicura e più utile dell'agoaspirato per ridurre gli interventi chirurgici per nodulo benigno, sia perchè migliora l'interpretazione morfologica del nodulo sia perchè rappresenta un substrato migliore dell'agoaspirato per la determinazione dei markers tumorali".
 

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