Università chiusa fino a dicembre, studenti infuriati: "Non siamo soltanto consumatori di gin tonic"

Dall'Unione degli Universitari emerge indignazione per la considerazione che Comune e associazioni di categoria hanno per gli studenti

Continua a far discutere la decisione del rettore dell'Università di Pisa di continuare con la sospensione delle lezioni in presenza anche nel primo semestre del prossimo anno accademico a causa dell'emergenza Coronavirus. Una decisione che lascia perplesse le categorie economiche ma anche gli stessi studenti che guardano la questione da un'altra prospettiva.

"La scorsa settimana si è tenuta l’ultima CUT (Conferenza Università e Territorio) in cui si è avuto come unico punto all’ordine del giorno la scelta del rettore di tenere l’Ateneo chiuso fino al 31 dicembre - affermano dall'Unione degli Universitari-Diritti a Sinistra Pisa - la cosa più rilevante e indicativa è stata la reazione che ha avuto l’amministrazione comunale in merito alla scelta del rettore, non da meno sono state le associazioni di categoria dei commercianti, prima su tutti Confcommercio. Ciò che viene recriminato al rettore è il declino economico in cui inevitabilmente verserà la città di Pisa con l’assenza degli studenti: siamo solamente dei portafogli da svuotare".

"Da studenti che attraversano e vivono e modificano il tessuto di Pisa, siamo sinceramente indignati dalla chiave di lettura della chiusura dell’Università - dice Gabriele Montani, coordinatore dell’Udu Pisa - che comunque ci lascia un po' perplessi vedendo la situazione generale che si sta configurando sul territorio nazionale. Il problema sembra essere esclusivamente la contrazione degli introiti economici che la città e le attività commerciali subiranno in nostra assenza nei mesi a venire. Niente di più. Questa è la non-elaborazione che si riesce a fare di noi e del mondo dell’università. Non una parola sull’apporto culturale che la vita studentesca offre a una città creando nuovi progetti, pensando nuove idee, immaginando nuovi percorsi. Secondo il sindaco Conti, l’Università è frequentata da studenti-portafoglio pronti a spendere soldi per un gin tonic la sera. Sempre quegli stessi studenti pronti a farsi fare una lavata di capo dalle idropulitrici premurosamente inviate dallo stesso sindaco per proteggere la sua Pisa dal degrado che procurano gli universitari".

"È dal primo giorno di pandemia - prosegue Montani - che non perdiamo occasione per cercare di far recepire all’esterno, sia a livello locale, ma anche a livello nazionale, le enormi difficoltà che sta vivendo il sistema Università. A partire dal caro affitti: abbiamo portato l’argomento all’attenzione della Regione prima e all’attenzione del Comune poi, il risultato è stato zero. Quando c’è stata la distribuzione delle mascherine porta a porta e sono stati volutamente esclusi tutti gli studenti e studentesse fuori sede lo abbiamo denunciato ma di fatto non è stato mosso alcun passo avanti nei nostri confronti. Quello che ci preoccupa e ci indigna è che si sta parlando in maniera così fervente del tema della riapertura dell’ateneo solo dopo la forte uscita pubblica di Confcommercio, in cui è stato detto senza mezzi termini che Pisa ha bisogno degli studenti perché creano profitto".

"Non è accettabile che si parli di Università solo in relazione al circolo di denaro che essa comporta - conclude - l’università è cultura, e come tale deve essere svincolata da qualsiasi ragionamento legato alle logiche di consumo. Parliamo piuttosto degli eventuali contributi affitti per chi ha subito gravi danni da questa crisi, pensiamo a delle politiche sociali che portino a rendere sostenibile un eventuale ritorno a Pisa per gli studenti e le studentesse fuori sede. Noi non siamo soltanto consumatori di gin tonic. Siamo persone che hanno deciso di fare una scelta di vita, di cambiarla completamente per venire a studiare lontano da casa. Siamo idee che infiammano le piazze della città e la rendono viva".

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