Fuori dalla rete anti-discriminazione, il responsabile nazionale: "Sono amareggiato, disposto ad un incontro"

L'assessore torinese Giusta commenta l'uscita dalla rete Ready da parte del Comune di Pisa e chiede all'amministrazione di non diffondere notizie o interpretazioni inesatte sullo scopo del progetto

La manifestazione contro l'uscita di Ready davanti a Palazzo Gambacorti

Una lettera indirizzata al sindaco Michele Conti e al vicesindaco Raffaella Bonsangue in cui Marco Alessandro Giusta, assessore ai Diritti di Torino e responsabile della segreteria nazionale della rete RE.A.DY, fa emergere tutta la propria amarezza per la decisione del Comune di Pisa di uscire dalla Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni.

"L'attuale amministrazione comunale di Pisa recede dall'accordo regionale tra la Regione Toscana e i partner RE.A.DY toscani non proseguendo nella concreta realizzazione di attività formative e di sensibilizzazione per tutelare e promuovere i diritti umani, per prevenire e contrastare bullismi, violenze fisiche e aggressioni verbali di cui troppo spesso possono essere bersaglio le persone LGBT quando sono a scuola, in strada, sul proprio luogo di lavoro, all’interno della propria famiglia, negli spogliatoi della propria palestra e di molti altri contesti - afferma Giusta - ho inviato mia nota al sindaco e alla vicesindaca con delega alle Pari Opportunità del Comune di Pisa, chiarendo che lo scopo della RE.A.DY non è quello di 'indottrinare' quanto di mettere in comune concrete buone pratiche applicabili a livello territoriale e di costruire un contenitore per il confronto e la progettazione condivisa insieme alle persone, alle loro famiglie, agli enti pubblici e privati, alla società civile". "Inoltre - prosegue - proprio sulla scia dell'intreccio delle tante forme di discriminazione di cui anche una stessa persona può essere bersaglio, partendo da una metodologia di lavoro intersezionale la READY può costituire uno strumento gratuito a disposizione delle pubbliche amministrazioni, considerato che ormai molti enti pubblici, tra i quali il Comune di Torino, stanno lavorando in questa direzione, costruendo progettualità allargate che possano far dialogare le differenti possibili discriminazioni".

La comunità LGBTI scende in piazza: il video della manifestazione

"Sono personalmente amareggiato da quanto accaduto, perché profondamente convinto che agire per ridurre le possibilità di subire bullismo, cyberbullismo, atti di omofobia o transfobia costituisca uno dei compiti essenziali di ogni istituzione pubblica, qualsiasi sia la maggioranza politica al governo, nei confronti di ogni persona che essa rappresenta - sottolinea - pur rispettando la deliberazione dell’attuale amministrazione quale scelta politica legittima, credo sia utile, anche in riferimento alle dichiarazioni di commento pubblicate sul sito web dell’ente, non diffondere notizie o interpretazioni inesatte circa lo scopo e le finalità della RE.A.DY, la cui Carta di intenti, il documento costitutivo della rete, è nata a Torino nell’alveo storico della nostra Costituzione e delle leggi internazionali sui diritti umani".

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L'intervento della Regione: "Il Comune non rispetta le differenze"

"Ho chiesto all’amministrazione comunale di Pisa di chiarire in misura inequivocabile alla segreteria nazionale della RE.A.DY se intenda recedere dalla rete RE.A.DY nazionale. Certamente le dichiarazioni riportate sul sito istituzionale dell’ente non sono compatibili con i valori espressi dalla Carta di intenti - conclude l'assessore torinese - mi sono reso personalmente disponibile ad un incontro con la vicesindaca stessa per approfondire il tema, convinto che la forza del dialogo debba sempre prevalere, nell’obiettivo fondamentale comune delle pubbliche amministrazioni di difendere i diritti umani di ogni persona".

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