Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

Vino, il meteo ci mette lo zampino: vendemmia incerta più che mai

Saranno decisivi per capire l'andamento della vendemmia i prossimi dieci giorni di settembre: i produttori sperano in un bel sole estivo che garantirebbe una buona produzione. La pioggia e, in alcuni casi, la grandine hanno messo a dura prova i vigneti

Dipenderà tutto dal sole e dal meteo. Decisivi, per capire quale annata sarà e quale vino potremo goderci, i prossimi dieci giorni di settembre. Vendemmia posticipata, come accade ormai da qualche anno (raccolta al via tra il 10 e l’11 settembre), mai così incerta e piena di insidie come la prossima. Ad oggi, e questo la dice lunga, sono state raccolte meno del 10% delle uve. Intanto, quello che è certo, è l’aumento dei costi per le cure culturali, i lavori manuali e lavorazioni di salvaguardia a causa delle frequenti anomalie climatiche che hanno costretto gli agricoltori ad intensificare le azioni per difendere l’uva.

“Un ettaro - stima Coldiretti Pisa - costerà mediamente tra il 20-30% in più rispetto alla vendemmia dello scorso anno”. Le previsioni del Centro Studio di Assoenologi parlano di un ottimistico 10% in più di vino dalla prossima vendemmia, trend che caratterizzerà tutta la regione (e le centrali Marche, Lazio e Umbria), ma non il resto del paese; più cauti i viticoltori pisani che prima di brindare vogliono attendere di capire meglio quali sorprese ha riservato loro il meteo. La qualità sarà buona: possono stare tranquilli gli appassionati. “L’andamento climatico non ci sta favorendo” spiega Gianni Moscardini dell’azienda agricola Sator, a Santa Luce che produce un ottimo Montescudaio Doc. “Ora servirebbero altri 15-20 giorni di sole, senza pioggia ed imprevisti per regalarci un’annata interessante. Questa è la vendemmia più incerta di sempre”.

L’azienda Sator inizierà a vendemmiare tra il 10 ed il 12 settembre. “Partiremo con le uve bianche e poi - aggiunge - passeremo ai Merlot”. Per Moscardini un aumento della produzione, rispetto alla passata vendemmia, è “improbabile”, sicuramente non sarà un andamento “omogeneo”, uguale da territorio a territorio vista anche la pioggia caduta nel mese di luglio. “Le precipitazioni del mese di luglio - spiega Fabrizio Filippi, presidente provinciale Coldiretti - sono state eccezionalmente abbondanti. E’ caduto il 362% in più di pioggia rispetto al luglio del 2013. Poi ci si è messa anche la grandine che ha colpito alcune zone, tanto che i viticoltori sono stati messi a dura prova, ma hanno però gestito con tempestività la difesa dei vigneti tenendo sotto controllo la situazione. L'invaiatura, iniziata a fine luglio, è stata anch'essa condizionata dalle basse temperature e non è stata troppo omogenea. Si sono riscontrati - prosegue - anche diversi danni a causa di un aumento del mal dell’esca su tutte le cultivar. Questi giorni saranno decisivi. Vogliamo essere ottimisti”.

E’ stata un’annata sofferta, che ha richiesto un presidio quasi giornaliero, quella del Podere Spazzavento, a Ponsacco che produce vino Chianti biologico. Le sue viti sono state colpite anche dalla grandine. “A livello quantitativo - commenta Alessandro Piceni Belli, titolare dell’azienda agriturismo - un aumento della produzione è probabile: le uve sono tante, gli acini molto grandi e le rese dovrebbero essere abbondanti. Certo, ora servirebbe un po’ di sole estivo…”.

La produzione di vino, secondo Coldiretti, dovrebbe attestarsi intorno ai 165mila ettolitri di vino, il 6% del totale di produzione toscana (dati Istat) che dovrebbe raggiungere quest’anno i 2,7milioni di ettolitri di vino, il 70% circa sarà Doc. Poco più di 3.000 gli ettari di superficie vitata in provincia di Pisa, di cui il 40% destinato alla produzione di uva da vino DOC-DOCG. 6 le doc (Bianco Pisano di San Torpè, Colli dell’Etruria Centrale, Montescudaio, Terre di Pisa, Val di Cornia e Vin Santo del Chianti), 1 la Docg (Chianti).

OCCUPAZIONE. Importante sarà la ricaduta occupazionale del settore sul territorio. Per ogni grappolo di uva si attiveranno ben 18 settori. “Riguarda - spiega Aniello Ascolese, direttore provinciale Coldiretti - sia le persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia quelle impiegate in attività connesse e di servizio: dall'industria di trasformazione al commercio, dal vetro per bicchieri e bottiglie alla lavorazione del sughero per tappi, continuando con trasporti, accessori, enoturismo, cosmetica, bioenergie e molto altro”. Altrettanto importante la voce export di fronte alla produzione vitivinicola locale: l’export di bevande (prevalentemente vino) si attesta su 40milioni di euro, segnando un +14,5% rispetto al 2013 e posizionandosi a metà classifica tra le dieci province toscane, alle spalle di Siena, Firenze e Arezzo e a Livorno. Usa, Germania Paesi Bassi e Danimarca i principali paesi consumatori.

PISA CAPITALE 'BIO'. Crescono le superfici vitate utilizzate per la produzione di vino biologico, + 76% rispetto al 2000. Il 30% delle aziende vitivinicole certificate in Provincia di Pisa (69), che si conferma capitale 'bio' della Toscana con 239 aziende, opera proprio settore del vino. Cereali, foraggiere, olivo, legumi e vite le coltivazioni più importanti e diffuse che fanno della Provincia di Pisa l’area più vocata con oltre 10mila ettari di superficie, pari al 13% del totale regionale; la media per azienda di 43 ettari è nettamente superiore sia a quella nazionale (28 ettari) che regionale (32 ettari). A spingere le aziende verso investimenti e produzioni biologiche è sempre più il trend positivo, ed in controtendenza, degli acquisti di prodotti confezionati che sono aumentati del 9% nel primo semestre 2013. A dirlo è un’analisi di Coldiretti Pisa sulla base dei dati forniti da Ismea secondo cui il 54% dei consumatori, nonostante la crisi economica, ha acquistato almeno una volta un alimento bio negli ultimi 12 mesi. Ortofrutta fresca e trasformata (+8%), prodotti lattiero caseari (4,5%), biscotti, dolcette e soprattutto snack i prodotti preferiti ed acquistati.

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