Cronaca

Vertice nazionale antimafia a Cascina, il sindaco: "Amministratori locali hanno grandi responsabilità"

Si è svolto sabato alla Città del Teatro di Cascina la seconda tappa del 21° Vertice nazionale antimafia promosso dalla Fondazione Caponnetto. Tema centrale il riuso dei beni confiscati. Il sindaco Antonelli: "Vigilare sugli investimenti nel territorio"

Un momento dell'incontro con gli attori del Teatro

Il dibattito e l'attenzione sulla mafia passa da Cascina. Si è svolta qua la seconda tappa del 21° Vertice nazionale antimafia promosso dalla Fondazione Caponnetto, qua insieme al Comune, alla Regione ed alla Città del Teatro. Hanno partecipato le autorità locali come il questore di Pisa Alberto Francini, il capitano della Compagnia dei carabinieri di Pontedera Massimo Ienco, il capitano Giuseppe Belcore del Comando provinciale della Guardia di Finanzia, il comandante della stazione dei carabinieri di Cascina Mauro Dal Canto.

Al centro della discussione c'è stata la relazione sui beni confiscati alle mafie, illustrata da Catello Maresca, magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. "Se la gestione dei beni immobili confiscati ai mafiosi ha buoni esiti, altrettanto non si può dire - ha spiegato il magistrato - della gestione dei beni confiscati alle aziende mafiose. In Italia la legge stabilisce che i beni confiscati alla mafia devono essere destinati a finalità sociali. Ma quale finalità sociale può avere un capannone industriale in una zona sperduta delle campagne o un garage o un magazzino in un quartiere degradato? Occorre che lo Stato trovi il modo di monetizzare questi beni e magari utilizzarne i proventi per finalità sociali. Lo Stato deve anche recuperare l'impresa, non solo gli immobili, altrimenti la stessa impresa mafiosa si ricostituisce a poca distanza".

Era presente anche il sindaco Alessio Antonelli: "Gli amministratori locali - ha detto proseguendo sul tema - hanno una grande responsabilità nel tenere gli occhi aperti contro le infiltrazioni mafiose sul proprio territorio e fare molta attenzione a chi si presenta per fare investimenti, soprattutto in tempi di crisi e soprattutto se non si sa da dove vengono questi soldi".

Tutti i relatori del vertice hanno sottolineato l'importanza di sensibilizzare ragazzi e ragazze sul problema della mafia, motivo per cui c'erano circa cento studenti di diverse classi dell'istituto Pesenti di Cascina presenti in platea a seguire gli interventi. Sono intervenuti anche il senatore Mario Giarrusso, Maria Grazia Laganà Fortugno, Giorgio Giombetti, Maurizio Pascucci, Madelaine Rossi, Massimo Scuderi. Toccante la testimonianza di Gianluca Calì, imprenditore siciliano minacciato dalla mafia.

"Ho cominciato la mia carriera - ha raccontato - in una concessionaria Bmw a Milano. Il lavoro andava bene e nel 2009 ho deciso di mettermi in proprio, decidendo di investire anche a Palermo. Ho assunto 5 persone, ogni anno il fatturato cresceva. Decido di comprare una villa all'asta, una residenza bellissima, vicino al mare, per farci una casa-vacanze. Ma è un bene appartenuto ad una famiglia mafiosa e da quel momento cominciano i problemi. Danni alla mia azienda, minacce, richiesta di pagare il pizzo. Denuncio tutto. Poi un giorno una persona si presenta in ufficio da mia moglie, con un falso tesserino da finanziere e resta con lei nell’ufficio per 31 minuti. Poi esce e mostra alle telecamere di sorveglianza la pistola che portava nascosta addosso. Era una chiara minaccia. Nell’agosto scorso, persone non ben identificate minacciano anche i miei figli. E la scuola decide che i miei figli non possono più recarsi a scuola con gli altri bambini perché mettono a repentaglio la loro incolumità".

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