Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca

Vigilia del consiglio comunitario sul lavoro giovanile. Pisa si candida a “laboratorio” per costruire dal basso quella “Rete europea dei servizi pubblici per l’impiego” sollecitata dall’Ue

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PisaToday

Risorse e organizzazione: queste le condizioni di successo per il Consiglio Ue di domani a Bruxelles sul lavoro giovanile. Il governo italiano è stato uno degli artefici del percorso politico di queste settimane: gli obiettivi del Consiglio sono quelli di creare un vero mercato europeo del lavoro e di stimolare la crescita dell’occupazione. Per dare risposte alla disoccupazione giovanile è stata già messa in campo l’iniziativa  “Youth Employment Initiative”, con un budget (per i Paesi con disoccupazione under 35 oltre il 25%) pari a 6 miliardi di euro in 2 anni, già stanziati.
Accanto alla discussione politica sulla scelta delle misure attuative, si può fare anche una riflessione organizzativa, sulle strutture chiamate a gestire il Piano straordinario per l’occupazione. Va sviluppato lo spunto offerto da Lazlo Andor, Commissario europeo all’occupazione, che ha dichiarato come l’Europa consideri “i servizi di pubblico impiego fondamentali nella sfida di una migliore organizzazione dell’offerta lavorativa diretta ai giovani”; e che ha sollecitato sia la costituzione di “agenzie nazionali di collocamento”, sia la creazione di un forte coordinamento comunitario di queste strutture (nonostante la disoccupazione dilagante, ci sono ancora 1,7 milioni di posti di lavoro disponibili a livello europeo; e spesso domanda e l’offerta non si conoscono). Di fronte a questo input positivo e intelligente emerge con chiarezza come il buon esito della “Youth Employment Initiative” sia legato non solo alla messa a disposizione di fondi adeguati (per l’Italia si parla di 4/600 milioni ai quali potrebbero aggiungersi risorse derivanti da un aumento della quota di partecipazione dell’Ue ai programmi legati ai fondi strutturali: si parla di un salto dal 50 al 75%, liberando sino a 4 miliardi). Certo, il tema del finanziamento del Piano è essenziale e necessario, per dare gambe alle buone idee; ma non sufficiente. Per far fruttare il denaro che entrerà in circolo occorrerà un efficiente sistema di distribuzione: organizzazione è la parola chiave. E qui il ragionamento si salda con l’indirizzo lanciato da Andor delle “agenzie nazionali” e della rete europea degli uffici per l’occupazione.
Ebbene, i tasselli di una struttura del genere, in Italia, li abbiamo già. Sono i “Centri per l’Impiego” (i cosiddetti C.I.), presenti su tutti i territori. Essi possono facilmente, se messi in rete, formare il nucleo del sistema europeo per il sostegno e la crescita dell’occupazione. Ciò offrirebbe anche l’occasione per trasferire le esperienze migliori a livello di C.I, locali (e la Provincia di Pisa, la Toscana, avrebbero molto da condividere in tale prospettiva). Organizzazione, appunto: e “globalizzazione”; nel senso di un’estensione su scala via via maggiore di quell’attività di “connessione tra domanda e offerta di lavoro” che i C.I. svolgono ciascuno nel proprio ambito territoriale, con una possibilità interessante di apertura del sistema a collaborazioni pubblico-privato.
Una prospettiva che supererebbe l’idea datata di una ristrutturazione localistica del collocamento pubblico: processo lungo, costoso e soprattutto non utile (si è parlato, tra l’altro, di agenzie regionali di servizi comunali: una taglia già superata dagli indirizzi tracciati dall’Ue). Abbiamo già un “modulo” che mediamente si è rivelato ben funzionante e che può senz’altro migliorare dal confronto comunitario: si può prendere ad esempio per il nuovo sistema europeo. Portiamo la “connessione domanda-offerta” a una dimensione nazionale e comunitaria, mantenendo il forte radicamento sul territorio, maturato in questi anni. Globalizziamo, a partire dalle politiche del lavoro,  il buonsenso e la buona amministrazione.

Giuliano Palagi
direttore generale della Provincia di Pisa

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