Donne e università, il direttore della Normale: "Solo 13 ragazze nel corso ordinario. Serve cambiamento"

Il direttore della Scuola d'eccellenza è tornato sull'argomento della parità di genere dopo la denuncia dei giorni scorsi

Un momento della prolusione inaugurale dell'anno accademico (foto Scuola Normale Superiore)

E' tornato a parlare delle difficoltà per le donne a trovare spazio in ambito accademico il direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa Vincenzo Barone in occasione della prolusione di inizio anno accademico ieri, 18 ottobre, a Palazzo della Carovana. Qualche giorno fa aveva denunciato la situazione che spesso si trovano a vivere le docenti. "Ogni volta che si tratta di valutare o proporre il nome di una donna per un posto da docente, si scatena il finimondo" aveva affermato Barone, sottolineando come "preparazione, merito e competenze dovrebbero essere i soli criteri per valutare un accademico" e invece arrivano "calunnie belle e buone, con l'aggiunta, come accaduto in anni recenti, di lettere anonime e notizie false diffuse ad arte".

Il rettore: "Offese e lettere anonime contro le docenti"

''Dobbiamo essere un Laboratorio che sperimenta opzioni didattiche e di ricerca, crea nuovi interessi e smuove le acque. Sì, dobbiamo promuovere e incoraggiare discussioni, che possono suscitare anche critiche - ha affermato durante l'inaugurazione dell'anno accademico Barone - come è successo con il nostro regolamento, primo in Italia, sul reclutamento dei professori (e professoresse) di prima e seconda fascia: a parità di merito, ripeto a parità di merito tra due candidati, si doveva assegnare una preferenza per il genere in netta minoranza al momento dell'assunzione. Non parlammo di uomini e donne, ma di genere in minoranza". "Fu una decisione - ha ricordato Barone - che provocò un vespaio di polemiche: qualcuno addirittura lo tacciò di incostituzionalità, quando invece è la Costituzione che ci chiede di ''rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese'".

"Dobbiamo riabituarci a questa funzione civica, ciascuno di noi lo deve fare - ha aggiunto Barone - la Scuola Normale, la Scuola che guarda alle sole discipline di base, quelle su cui viene costruito tutto l'edificio formativo, deve essere, restare, libera, non legata a mode contingenti, non asservita al mercato, ma al progresso della scienza, della cultura, e della coscienza civica dei cittadini".

"E torno, insisto, sulla parità di genere. Tra i 76 studenti entrati quest'anno al primo e quarto anno del Corso ordinario, 63 sono ragazzi e solo 13 sono ragazze. Complessivamente il corso ordinario, a dicembre 2017, registrava 233 ragazzi e 61 ragazze. Ecco, io penso che ci sia molto da fare, a partire dall'educazione nelle famiglie, e poi nelle scuole, per sanare una disparità che palesemente non rispecchia le reali capacità degli individui - ha 
spiegato Barone - la Scuola Normale è una montagna, è vero, e il concorso di ammissione è il picco più alto da scalare e che per giunta si affronta subito: ma come si fa a pensare che ci sia un genere naturalmente predisposto ad affrontare simili prove e un genere che invece non è predisposto? Che c'è un genere naturalmente dotato per le scienze e un genere no?".

"Le nostre allieve di Scienze, per quanto poche, dimostrano proprio il contrario, si distinguono in tutto e per tutto come i più numerosi colleghi uomini, e se c'è un Alessio Figalli al Politecnico di Zurigo, sempre al Politecnico di Zurigo c'è una giovanissima matematica, Maria Colombo, fellow ed ex normalista" ha evidenziato Barone.

"Quindi, dovremmo riflettere sull'esiguo numero di domande che abbiamo in ingresso da parte di studentesse. Il concorso di ammissione si supera avendo intraprendenza: ci vuole un po' di arditezza nel presentare la candidatura (quest'anno il 70% di domande è arrivato da ragazzi, il 30% da ragazze) ci vuole una buona dose di coraggio, anche di faccia tosta, in sede di esame, serve non avere timori reverenziali e sapere osare: nell'associare i temi discussi, nel comparare i dati, nell'azzardare ipotesi". "Ecco - ha spiegato ancora il direttore - io penso che queste caratteristiche, che non sono tanto intellettuali quanto sociali, comportamentali, dipendano da retaggi culturali che incoraggiano l'intraprendenza e la sicurezza di sé come doti da coltivare e incoraggiare negli uomini, e non nelle donne. E penso che la nostra società abbia ancora molta strada da compiere, a partire dall'educazione prescolare, nel forgiare l'immaginario infantile e gli orizzonti di attesa dei nostri figli e figlie - ha concluso - forse qualcosa sta cambiando, forse tra qualche anno le famiglie, le scuole, chi produce intrattenimento, offrirà la stessa libertà di immaginarsi da grande, a bambini e bambine".

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