Cronaca

Violenza contro le donne, la denuncia: "Decine di casi sommersi, istituzioni lontane"

Il coordinamento del movimento femminista 'Non una di meno' di Pisa chiede un incontro alla Società della Salute per avviare un confronto e spingere per un'assistenza accessibile

Un contrasto alla violenza di genere di livello sistemico, strutturale, non riservato ai soli casi d'emergenza. E per farlo serve cooperazione, nonostante le differenze di vedute. E' questo il messaggio lanciato alle istituzioni cittadine da 'Non una di meno' di Pisa, il coordinamento che riunisce il movimento femminista a Pisa, già protagonista di manifestazioni ed occupazioni in città come nei casi della Limonaia-Zona Rosa e dell'ex centro accoglienza in via Garibaldi, esperienze alla fine chiuse da uno sgombero.

Stamani, 17 luglio, le attiviste si sono ritrovate alla sede della Società della Salute per chiedere un incontro alla direzione  dell'azienda ed ai sindaci del territorio, per aprire un tavolo di confronto al fine di far emergere le criticità del sistema di sostegno, poco valorizzato nella sua attività sociale di tutti i giorni secondo le manifestanti. "Conosciamo diverse decine di situazioni difficili, di violenza e marginalità - hanno spiegato dal presidio - manca l'attenzione delle istituzioni. E' in questo ambiente che purtroppo poi si sviluppano quei casi che sfociano in situazioni gravi ed irreparabili".

"Gli strumenti e le risorse a disposizione sono insufficienti - insistono le attiviste - non ci vengono date risposte. Vengono da noi donne di varie età ed estrazione sociale, da chi subisce violenze in famiglia a giovani laureate in condizioni di fragilità, fra lavori in nero e ricatti. E' una situazione diffusa e costante, per questo chiediamo un confronto che possa far emergere questi casi, per analizzarli ed affrontarli in modo sistemico".

Le procedure assistenziali sono l'oggetto del documento che 'Non una di meno' presenta insieme alla richiesta di incontro, un'analisi redatta dal tavolo Lavoro e Welfare del coordinamento. Si legge che ci sarebbe stato un "progessivo smantellamento dei servizi pubblici, dovuto soprattutto ad una crescente esternalizzazione, con conseguente aumento dei livelli di precarietà di chi opera nel terzo settore. Le operatrici si sono ritrovate ad intervenire in contesti privi di risorse adeguate, con carichi di responsabilità non riconosciuti, dove si fa fronte alle necessità profittando della buona volontà e della ricattabilità delle lavoratrici".

Mancherebbe anche un'informazione fruibile per l'utenza in merito a diritti e possibilità. "Quando chiediamo - si legge nel documento e confermano a voce le manifestanti - di conoscere i criteri di assegnazione dei vari contributi economici e sostegni al credito, l'esistenza o meno di protocolli, procedure e regolamenti attuativi, riceviamo sempre risposte vaghe". Per questo la richiesta di confronto è tesa anche a "avere chiarezza sulle varie normative per evitare discrezionalità nelle scelte".

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