Cronaca Centro Storico / Piazza dei Cavalieri

Violenza di genere, 'Questo non è amore': "Donne denunciate i vostri aguzzini"

Iniziativa della Polizia di Stato in piazza dei Cavalieri. L'allarme del capo della Squadra Mobile, Rita Sverdigliozzi: "Troppe donne proteggono i loro persecutori"

L'iniziativa della Polizia in piazza dei Cavalieri

"Nel giorno di San Valentino vogliamo lanciare un messaggio a tutte le donne: denunciate le violenze fisiche e psicologiche che subite, perchè se un uomo vi picchia, vi offende o esercita contro di voi una violenza di qualsiasi genere, allora questo non è amore". E' questo il senso dell'iniziativa andata in scena in piazza dei Cavalieri dal titolo 'Questo non è amore'. Un'iniziativa promossa dalla Polizia di Stato per far emergere il fenomeno della violenza di genere e che si è svolta oggi, martedì 14 febbraio, in diverse città italiane tra cui, appunto, anche Pisa. "L'obiettivo - ha affermato il dirigente della Squadra Mobile di Pisa, Rita Sverdigliozzi - è quello di convincere le donne vittime di violenza di genere a raccontare la loro esperienza e denunciare i soprusi subiti. All'interno del nostro camper le vittime potranno trovare personale esperto e preparato, in grado di dare consigli e informazioni utili per uscire da una situazione di violenza".

Un'iniziativa che ha riscosso grande interesse. "Sono state decine - continua Sverdigliozzi - le persone che nel corso della mattinata si sono fermate, per lo più ragazze giovani e studentesse. Molte di loro hanno raccontato esperienze e fatti che sarebbero accaduti a loro amiche o conoscenti, e questo è probabilmente un modo per raccontare esperienze che potrebbero invece averle viste direttamente protagoniste. Spesso c'è infatti una sorta di reticenza a denunciare questo genere di crimini, forse per pudore o per 'vergogna' da parte delle vittime".

L'iniziativa serve insomma a tendere una mano nei confronti di tutte quelle donne che, spesso per anni, hanno subito violenze e maltrattamenti da parte del proprio aguzzino. "Rivolgersi ad un avvocato o alla Questura - spiega ancora Sverdigliozzi - può significare per una donna, affrontare uno scoglio psicologico enorme. Quello che speriamo è invece che l'utilizzo del camper possa promuovere un approccio più soft. Anche solo prendere un volantino o chiedere un'informazione, può rappresentare infatti il primo passo per uscire da una situazione di violenza che si trascina da tempo".

Una situazione difficile anche dal punto di vista psicologico. Non a caso sono diversi i casi di ripensamento da parte delle vittime. "Molte donne - prosegue Sverdigliozzi - una volta denunciato il proprio 'persecutore', tornano indietro, sminuendo o ritrattando l'accaduto. Questo tipo di atteggiamento è dovuto al fatto che le vittime, dopo anni di violenze psicologiche subite, si sentono in qualche modo corresponsabili di quello che è accaduto e tendono a proteggere i loro aguzzini".

Ed è proprio per questo che per raccogliere le storie di un abuso servono competenza, 'tatto' ed esperienza. "Se una donna arriva da noi - afferma ancora il dirigente della Squadra Mobile - significa che dentro di lei c'è la necessità nascosta di uscire allo scoperto. Tuttavia vanno sempre evitate le domande dirette del tipo "L'ha picchiata?" o "Ha subito violenze?". Bisogna sempre stare alla larga dalle domande chiuse che presuppongono come risposte sì o no. Va invece costruito un rapporto di fiducia ed empatia con le vittime, prendendo la situazione alla larga e partendo da domande 'generiche' come "Che mestiere fa?" o "Cosa fa la sua famiglia". Bisogna anche imparare a leggere e rispettare silenzi e pause".

Tra le 'precauzioni' da prendere anche quella di evitare che sia un uomo a raccogliere la denuncia. "Questo - conclude la dottoressa Sverdigliozzi - perchè la vittima potrebbe vedere in questa figura la proiezione 'inconscia' dei suoi incubi. Inoltre è più facile aprirsi e creare un rapporto di fiducia con una donna. Gli uomini che compongono la squadra si occupano invece maggiormente delle indagini".

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