Cronaca San Piero a Grado

Cisam di Pisa: visita della Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito

L'ente di indagine parlamentare ha effettuato giovedì un sopralluogo nella struttura dell'ex reattore e sito di stoccaggio di materiale radioattivo

Da sinistra: il vicepresidente della Commissione Ivan Catalano, Maria Chiara Carrozza e Mauro Pili

Tappa a Pisa per il lavoro d'indagine della Commissione di inchiesta sugli effetti dell'utilizzo dell'uranio impoverito. Il Cisam di San Piero a Grado infatti, base militare designata allo stoccaggio temporaneo di residuati bellici oltreché reattore nucleare in dismissione, è ritenuta dall'istituto parlamentare punto di svolta per la ricostruzione della storia italiana legata alle malattie derivanti dall'uso di armi, munizioni e materiali radioattivi, usati sia nei poligoni di tiro nazionali che incontrati nei teatri di guerra internazionali.

Lo scopo della Commissione, che ha visitato nella mattinata di ieri, 16 marzo, la struttura, è quello di "accertare quanto avvenuto nel passato, individuando nel caso le responsabilità - ha spiegato il vicepresidente Ivan Catalano - ed usare quanto conosciuto per stabilire misure di sicurezza future. Cercheremo di chiudere l'attività ispettiva entro la fine della legislatura".

Il Cisam, con i suoi documenti, le analisi, i materiali conservati con le loro provenienze e le datazioni, è importante per trovare il 'nesso causale' fra il contatto con gli oggetti radioattivi e i casi di malattia dei militari. Dimostrata la consequenzialità sarà più facile accertare situazioni che altrimenti dovrebbero aspettare anni e anni di processi. Una proposta della Commissione è, fra l'altro, quella di assegnare all'Inail il compito di accertare i casi patologici equiparandoli cosi alle malattie professionali.

A relazionare dopo la visita al Cisam sono stati, oltre al vicepresidente Catalano, altri membri della Commissione come la deputata pisana Maria Chiara Carrozza, il deputato ed ex presidente della Regione Sardegna Mauro Pili ed il segretario Gianluca Rizzo.

"Ho riscontrato una maggiore apertura da parte delle istituzioni militari - ha detto la Carrozza - ringrazio il personale ed il direttore del Cisam per la disponibilità. Ci sono degli aspetti che andranno approfonditi, per questo ci siamo riservati di chiamare a Roma a testimoniare 10 persone che oggi abbiamo audito informalmente". Sulla sicurezza della struttura: "Abbiamo ricevuto rassicurazioni, il decommissioning del reattore procede come le procedure di purificazione della piscina, con i dati pubblicati con Arpat".

Oltre che procedere con altri accertamenti la Carrozza ha fatto dei rilievi: "Certamente, data l'importanza del Cisam in questa vicenda, meriterebbe maggiori investimenti. A lato poi, da rappresentante del territorio, devo dire che la pineta del parco avrebbe bisogno di manutenzione. Spetta al parco, non ai militari".

Più critico il deputato sardo Mauro Pili. "Vedo spesso e in generale un atteggiamento di omertà da parte dei militari - ha affermato - e anche in questo caso ci mancano delle risposte. Ad esempio al Cisam non si sa del materiale stoccato quanto viene dal reattore in dismissione e quanto dai poligoni nazionali. E' necessario per capire cosa, da dove e quanto è transitato dal Cisam. Un esempio sono i missili MILAN (anticarro, ndr), che hanno 3 grammi di torio ciascuno, anche più dannoso dell'uranio: ce ne hanno fatto vedere uno, che è sotto sequestro. Sappiamo da un'altra audizione che fra le basi di Teulada e Quirra in Sardegna sono stati sparati dal 1999 6mila missili, e finora abbiamo trovato 12 lunette (di 12 missili). Dove sono finiti gli altri?".

"Il Cisam - sintetizza Pili - è il cuore dell'inchiesta. Qui ci sono il 'corpo del reato' e la sua tracciabilità. Il problema è che troviamo insieme controllore e controllato, con il passare del tempo il personale civile viene sostituito con altro ma militare, creando un pericolo di autorevolezza. Per questo sono state chieste le testimonianze. Io sarei per usare tutti i poteri ispettivi della Commissione. Ci sono centinaia di militari malati che aspettato risposte".

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