Cronaca

Speranze, amore e integrazione nel primo romanzo di 'Jago'

Il 35enne scrittore, originario del Congo, da quasi dieci anni vive e lavora in provincia di Pisa: "L'integrazione parte dalla capacità di comprendere e parlare la lingua del paese in cui siamo ospiti"

Un libro denso d'amore e di speranza, quella che è necessario non perdere mai affinchè i sogni prima o poi si possano avverare. Ma anche una storia, quella del suo autore, che ci racconta di come sia possibile integrarsi, imparando ad amare e rispettare le tradizioni di un paese nuovo, diverso da quello di origine. E' uscito nei mesi scorsi 'La voce della speranza', il primo romanzo di Jacob Aimé Gildas Ouakatoulou (Jago per gli amici), 35enne scrittore originario del Congo che da quasi dieci anni vive e lavora in provincia di Pisa. Il libro è edito da Albatros ed è in vendita alla Feltrinelli di Pisa e in tutte le librerie Ibs d'Italia.

"La storia - racconta l'autore - deriva da un sogno che facevo spesso quando avevo 6/7 anni: sognavo sempre questa coppia felice in un villaggio del mio Paese. Ricordo solo alcuni elementi del sogno e che spesso mi svegliavo avendo sete. Tanto che i miei genitori, col tempo, mi lasciavano sempre una bottiglia d'acqua ai piedi del letto. Ecco questo sogno me lo sono portato dietro fino ai 16 anni quando durante la prima guerra del Congo, con la mia famiglia, fummo costretti a spostarci in un paesino non distante da dove vivevamo. Quel villaggio era in tutto e per tutto identico a quello del sogno, lì incontrai anche un'amica di famiglia che somigliava moltissimo alla protagonista delle mie 'visioni'. Insomma, quel sogno era in qualche modo diventato realtà".

Ed è proprio di come sia possibile realizzare i propri sogni, pur tra mille difficoltà, che parla il romanzo di Jacob Aimé Gildas Ouakatoulou. "Il libro è ambientato in Congo - prosegue l'autore - e racconta la storia di una coppia che non può avere figli. Il filo conduttore che tiene insieme il racconto è però la speranza. Ed è proprio grazie alla speranza che alla fine del romanzo i protagonisti riusciranno a realizzare i loro desideri". Un racconto scritto in Italiano, seppur "profumato di sapori esotici". "Scrivere in italiano - racconta lo scrittore - è stata una sfida personale: l'integrazione parte infatti prima di tutto dalla capacità di comprendere e parlare la lingua del paese in cui siamo ospiti, ed è un piacere scoprirmi a pensare e sognare in italiano, io che sono madrelingua francese".

'Jago' arriva in Italia nel 2007 per motivi di studio. "I miei compaesani - spiega 'Jago' - solitamente emigrano in Francia, per via della lingua. Io però ho sempre desiderato venire in Italia. Sono arrivato qui quasi dieci anni fa e da allora mi sono sempre dato da fare: ho studiato sociologia all'Università e lavorato come insegnante madrelingua francese nelle scuole della città. Col tempo, oltre a questo, sono anche riuscito a realizzare il mio sogno, cioè quello di lavorare come albergatore, così come facevo in Congo". Una storia, insomma, che ci racconta di come sia possibile integrarsi perfettamente in un Paese diverso da quello di cui si è originari. "Amo l'Italia - dice l'autore - la vostra cultura e le vostre tradizioni. Qui mi sento a casa e soprattutto mi sento realizzato. C'è un detto in Congo che dice che l'ospite non deve recare disturbo a chi lo ospita. Questo è stato quello che ho fatto e che vorrei dire ai miei compaesani o a chi come me ha deciso di andare a vivere in un paese straniero".

Dal 2007 'Jago' non torna nel suo paese d'origine. "Non sono più tornato in Congo per diversi motivi - spiega - ma conto di tornarci per alcuni mesi tra un paio di anni. Confesso - scherza Jago - che l'idea mi spaventa anche un pò, ormai Pisa è la mia casa e non so se riuscirò a stare così tanto tempo senza mangiare la cecina o la panzanella". Infine i progetti per il futuro. "Scrivo romanzi per stare vicino alle persone che soffrono attraverso le storie che racconto - dice 'Jago' - cercando di trasmettere ai lettori alcuni valori per me essenziali ma soprattutto per 'convincerli' a tenere sempre duro e a non abbandonare mai la speranza. Per questo il mio prossimo obiettivo è quello di organizzare una presentazione del libro ad Amatrice, per stare in qualche modo vicino alle popolazioni colpite dal terremoto".

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